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Pace - Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi alle Pleiadi e ai Fati

Pace


Pace, pace! La bella Simonetta

adorna del fugace emerocàllide

vagola senza scorta per le pallide

ripe cantando nova ballatetta.

Le colline s'incurvano leggiere

come le onde del vento nella sabbia

del mare e non fanno ombra, quasi d'aria.

L'Arno favella con la bianca ghiaia,

recando alle Nereidi tirrene

il vel che vi bagnò forse la Grazia,

forse il velo onde fascia

la Grazia questa terra di Toscana

escita della casalinga lana

che fu l'arte sua prima.

Pace, pace! Richiama la tua rima

nel cor tuo come l'ape nel tuo bugno.

Odi tenzon che in su l'estremo giugno

ha la cicala con la lodoletta!

La tenzone


O Marina di Pisa, quando folgora

il solleone!

Le lodolette cantan su le pratora

di San Rossore

e le cicale cantano su i platani

d'Arno a tenzone.

Come l'Estate porta l'oro in bocca,

l'Arno porta il silenzio alla sua foce.

Tutto il mattino per la dolce landa

quinci è un cantare e quindi altro cantare;

tace l'acqua tra l'una e l'altra voce.

E l'Estate or si china da una banda

or dall'altra si piega ad ascoltare.

È lento il fiume, il naviglio è veloce.

La riva è pura come una ghirlanda.

Tu ridi tuttavia co' raggi in bocca,

come l'Estate a me, come l'Estate!

Sopra di noi sono le vele bianche

sopra di noi le vele immacolate.

Il vento che le tocca

tocca anche le tue pàlpebre un po' stanche,

tocca anche le tue vene delicate;

e un divino sopor ti persuade,

fresco ne' cigli tuoi come rugiade

in erbe all'albeggiare.

S'inazzurra il tuo sangue come il mare.

L'anima tua di pace s'inghirlanda.

L'Arno porta il silenzio alla sua foce

come l'Estate porta l'oro in bocca.

Stormi d'augelli varcano la foce,

poi tutte l'ali bagnano nel mare!

Ogni passato mal nell'oblìo cade.

S'estingue ogni desìo vano e feroce.

Quel che ieri mi nocque, or non mi nuoce;

quello che mi toccò, più non mi tocca.

È paga nel mio cuore ogni dimanda,

come l'acqua tra l'una e l'altra voce.

Così discendo al mare;

così veleggio. E per la dolce landa

quinci è un cantare e quindi altro cantare.

Le lodolette cantan su le pratora

di San Rossore

e le cicale cantano su i platani

d'Arno a tenzone.

Bocca d'Arno


Bocca di donna mai mi fu di tanta

soavità nell'amorosa via

(se non la tua, se non la tua, presente)

come la bocca pallida e silente

del fiumicel che nasce in Falterona.

Qual donna s'abbandona

(se non tu, se non tu) sì dolcemente

come questa placata correntìa?

Ella non canta,

e pur fluisce quasi melodìa

all'amarezza.

Qual sia la sua bellezza

io non so dire,

come colui che ode

suoni dormendo e virtudi ignote

entran nel suo dormire.

Le saltano all'incontro i verdi flutti,

schiumanti di baldanza,

con la grazia dei giovini animali.

In catena di putti

non mise tanta gioia Donatello,

fervendo il marmo sotto lo scalpello,

quando ornava le bianche cattedrali.

Sotto ghirlande di fiori e di frutti

svolgeasi intorno ai pergami la danza

infantile, ma non sì fiera danza

come quest'una.

V'è creatura alcuna

che in tanta grazia

viva ed in sì perfetta

gioia, se non quella lodoletta

che in aere si spazia?

Forse l'anima mia, quando profonda

sé nel suo canto e vede la sua gloria;

forse l'anima tua, quando profonda

sé nell'amore e perde la memoria

degli inganni fugaci in che s'illuse

ed anela con me l'alta vittoria.

Forse conosceremo noi la piena

felicità dell'onda

libera e delle forti ali dischiuse

e dell'inno selvaggio che si frena.

Adora e attendi!

Adora, adora, e attendi!

Vedi? I tuoi piedi

nudi lascian vestigi

di luce, ed a' tuoi occhi prodigi

sorgon dall'acque. Vedi?

Grandi calici sorgono dall'acque,

di non so qual leggiere oro intessuti.

Le nubi i monti i boschi i lidi l'acque

trasparire per le corolle immani

vedi, lontani e vani

come in sogno paesi sconosciuti.

Farfalle d'oro come le tue mani

volando a coppia scoprono su l'acque

con meraviglia i fiori grandi e strani,

mentre tu fiuti

l'odor salino.

Fa un suo gioco divino

l'Ora solare,

mutevole e gioconda

come la gola d'una colomba

alzata per cantare.

Sono le reti pensili. Talune

pendon come bilance dalle antenne

cui sostengono i ponti alti e protesi

ove l'uom veglia a volgere la fune;

altre pendono a prua dei palischermi

trascorrendo il perenne

specchio che le rifrange; e quando il sole

batte a poppa i navigli, stando fermi

i remi, un gran fulgor le trasfigura:

grandi calici sorgono dall'acque,

gigli di foco.

Fa un suo divino gioco

la giovine Ora

che è breve come il canto

della colomba. Godi l'incanto,

anima nostra, e adora!

2014-07-19 18:44
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