.RU

Traduzione di Tullio Dobner - старонка 23


due mancavano (era ironico constatare l'insufficienza del suo cucito

casalingo)

e immaginava di avere l'aria di una prostituta a tempo parziale a caccia di

un'ultima sveltina prima di chiudere la serata. Ma si sarebbe dovuta

accontentare.

T'AMMAZZO, TROIA! TROIA FOTrUTA!

Richiuse precipitosamente la valigia. La manica di una camicetta rimase

fuori, penzoloni come una lingua. Si guardò attorno una volta, velocemente,

con

il sospetto che non avrebbe più rivisto questa casa.

Trovò solo sollievo in quell'ipotesi, perciò aprì la porta e uscì.

Era a tre isolati di distanza, con un'idea ancora assai confusa di dove fosse

diretta, quando si rese conto di essere ancora scalza. Il piede con il taglio,

quello

sinistro, le pulsava piano. Doveva mettersi qualcosa ai piedi ed erano quasi

le

due di notte. Aveva lasciato a casa portafogli e carte di credito. Rovistò

nelle

tasche dei jeans e nè tirò fuori soltanto batuffoli di pelucchi. Non aveva un

centesimo, non aveva l'ombra di un soldo. Osservò il quartiere residenziale in

cui abitava, belle case, prati ben curati, siepi tosate, finestre oscurate.

E all'improvviso cominciò a ridere.

Beverly Rogan si sedette su un muretto di pietra con la valigia tra i piedi

sporchi e rise. C'erano le stelle e com'erano fulgide! Buttò la testa

all'indietro e

rise alle stelle, travolta nuovamente da quella gioia un po' folle,

irresistibile

come una marea che solleva e trasporta e ripulisce, una forza così possente

che

ogni pensiero cosciente andò perduto; solo il suo sangue riusciva a pensare e

la

sua voce potente le parlò nel suo linguaggio inarticolato di desiderio, anche

se

quel che desiderava le era ignoto. Ma non le importava, le bastava sentire il

calore che la riempiva con la sua insistenza. Desiderio, pensò, e dentro di

lei la

marea della gioia acquistò velocità, trascinandola con sè verso un inevitabile

scontro.

Rise alle stelle, spaventata ma libera, con dentro un terrore affilato come un

dolore e dolce come una mela matura d'ottobre e quando una luce si accese a

una delle finestre della casa alla quale apparteneva quel muretto, afferrò il

manico della valigia e fuggì nella notte, ancora ridendo.

Bill Denbrough si eclissa

Parti? ripetè Audra. Lo guardò perplessa, un po' ansiosa, poi si rannicchiò

infilandosi sotto il corpo i piedi nudi. Il pavimento era freddo. Tutto quanto

il

cottage era freddo, a dire il vero. L'Inghilterra meridionale era stata

colpita da un

periodo di gelida umidità, quella primavera, e più di una volta, durante le

sue

regolari passeggiate mattutine e serali, Bill Denbrough si era ritrovato a

pensare

al Maine... a pensare in un modo vago e sorpreso a Derry.

In teoria il cottage era dotato di riscaldamento centrale (così sosteneva

l'inserzione e indubbiamente, nella piccola e ordinata cantina c'era una

caldaia,

sistemata in quella che una volta era stato il deposito del carbone), ma lui e

Audra avevano scoperto ben presto che l'idea che hanno gli inglesi di

riscaldamento centrale non coincide assolutamente con quella degli americani.

Evidentemente secondo gli inglesi si aveva diritto al riscaldamento centrale

solo quando si era costretti a forare con l'orina uno strato di ghiaccio nella

tazza del water quando ci si alzava la mattina. Era mattina adesso, solo un

quarto alle otto.

Bill aveva riattaccato il telefono da cinque minuti.

Bill, non puoi semplicemente prender su e partire. Lo sai.

Devo, ribadì lui. C'era una madia sull'altro lato della stanza. Andò a

prendere dal ripiano superiore una bottiglia di Glenfiddich e si versò da

bere.

Schizzò qualche goccia fuori del bicchiere. Merda, mormorò.

Chi era al telefono? perchè sei così spaventato, Bill?

Non sono spaventato.

Ah no? E le mani ti tremano sempre così? Ti fai sempre il primo bicchierino

prima di colazione?

Lui tornò alla poltrona, con la vestaglia che gli svolazzava intorno alle

caviglie, e si sedette. Cercò di sorridere, ma fu un tentativo scadente, al

quale

rinunciò subito.

In televisione, lo speaker della BBC stava concludendo la dose quotidiana di

brutte notizie prima di dare i risultati delle partite della sera precedente.

Quando

erano arrivati nel piccolo sobborgo di Fleet un mese prima dell'inizio delle

riprese cinematografiche, erano rimasti entrambi meravigliati della qualità

tecnica della televisione britannica su un buon televisore a colori Pye,

sembrava

davvero di avere la realtà a portata di mano. Un maggior numero di linee, o

qualcosa del genere, aveva commentato Bill. lo non so cos'è, ma è fantastico,

aveva ribattuto Audra. Questo era accaduto prima che scoprissero che gran

parte

della programmazione consisteva di sceneggiati americani come Dallas e

interminabili avvenimenti sportivi britannici che spaziavano da quelli arcani

e

noiosi (campionati di freccette nei quali tutti i partecipanti sembravano

ipertesi

lottatori di sumo) a quelli semplicemente noiosi (il calcio britannico era un

disastro, ma il cricet riusciva a essere peggiore).

Mi sono ritrovato a pensare spesso a casa, in questi ultimi tempi, confessò

Bill e bevve un sorso.

Casa? sbottò lei, così sinceramente disorientata che lui rise.

Povera Audra! Sposata allo stesso uomo da quasi undici anni e ancora non

conosce niente di lui. Che te ne pare? Rise di nuovo e mandò giù il resto del

whisky. Nella sua risata c'era qualcosa che le piaceva tanto quanto vederlo

con

in mano un bicchiere di scotch a quell'ora del mattino. Era una risata in cui

si

nascondeva il desiderio di emettere un ululato di dolore. Mi domando se stia

succedendo anche a qualcuno degli altri di avere mariti o mogli che scoprono

solo ora di sapere così poco. Immagino di sì.

Billy, io so di amarti,, affermò lei. Per undici anni mi è bastato.

Lo so., Le sorrise e questo sorriso era dolce, stanco e preoccupato.

Ti prego. Ti prego di dirmi di che cosa si tratta.

Lo guardava con quei suoi splendidi occhi grigi, seduta in una sciatta

poltrona di una casa in affitto con le gambe raccolte sotto l'orlo della

camicia da

notte, una donna che lui aveva amato, aveva sposato e amava ancora. Cercò di

guardare dentro quegli occhi, scoprire che cosa sapeva. Cercò di vedervi una

storia. Trovò materiale adatto, ma sapeva che non avrebbe mai venduto.

Qui c'è un ragazzo povero dello stato del Maine che va all'università grazie a

una borsa di studio. Da sempre desidera diventare scrittore, ma quando si

iscrive

ai corsi di composizione letteraria, si ritrova sperduto senza una bussola in

un

territorio sconosciuto e spaventoso. Ecco qui un giovane che vorrebbe essere

Updike, là un altro che vuole essere un Faulkner in versione New England: solo

che si ripromette di scrivere romanzi in versi sciolti sulla dura vita dei

poveri. C'è

una ragazza che ammira Joyce Carol Oates, ma ritiene che siccome è cresciuta

in

una società maschilista è radioattiva in senso letterario. La Oates è incapace

di

essere pulita, sostiene questa ragazza. Lei saprà esserlo di più. C'è uno

studente

basso e grasso che non sa o non vuole parlare a voce alta e riesce solo a

borbottare. Costui ha scritto un'opera teatrale con nove personaggi. Ciascuno

di

loro dice una sola parola. A poco a poco gli spettatori capiscono che

collegando

le singole parole nell'ordine giusto, si forma la frase: La guerra è lo

strumento

dei mercanti di morte. Il dramma merita le lodi del professore dell'Eh-141

(seminario di composizione creativa). Questo insegnante ha pubblicato quattro

libri di poesie e la propria tesi, sempre presso l'University Press. Fuma erba

e

porta appeso al collo il simbolo della pace. Il dramma del borbottatore grasso

viene allestito da un gruppo teatrale attivo partecipante allo sciopero contro

la guerra che blocca ogni attività al campus nel maggio del 1970. Il

professore interpreta uno dei personaggi.

Bill Denbrough frattanto ha scritto un racconto giallo che s'incentra su una

stanza chiusa a chiave, tre racconti di fantascienza e alcuni racconti

dell'orrore che molto devono a Edgar Allan Poe, H.P. Lovecraft e Richard

Matheson: negli anni a venire dirà che quei racconti somigliavano a un carro

funebre ottocentesco munito di compressore e dipinto di vernice rossa

fluorescente.

Uno dei suoi racconti di fantascienza si guadagna un buon voto.

Questo è migliore, annota il professore sulla pagina di copertina. Nel

contrattacco alieno vediamo il circolo vizioso per il quale la violenza genera

altra violenza. Mi è piaciuta in particolare l'astronave con il muso ad ago

come simbolo di incursione sociosessuale. Sebbene questo aspetto rimanga un

po' confuso e nell'ombra dall'inizio alla fine, è interessante.

Tutti gli altri non meritano che la sufficienza.

Finalmente viene il giorno in cui si alza durante la lezione, dopo una

discussione durata una settantina di minuti sulla descrizione, a opera di una

giovane dall'aria malaticcia, di una vacca che esamina un motore abbandonato

in un pascolo deserto (non è specificato se dopo un conflitto nucleare). La

ragazza malaticcia, che fuma una Winston dopo l'altra e si tormenta di tanto

in tanto i foruncoli che le si annidano nell'incavo delle tempie, insiste nel

sostenere che la sua composizione è un'asserzione sociopolitica alla maniera

del primo Orwell. Quasi tutti gli studenti e anche il professore ne

convengono, tuttavia la discussione si trascina.

Quando Bill si alza, tutti lo guardano. alto e ha una certa presenza.

Parlando con attenzione e senza balbettare (non balbetta da più di cinque

anni), dichiara: Non capisco proprio. Non capisco assolutamente. perchè un

racconto dovrebbe essere socio-qualcosa? La politica... la cultura... la

storia...

non sono forse gli ingredienti naturali di qualsiasi racconto, se ben scritto?

Cioè... Si guarda intorno, trova occhi ostili e ha la sensazione che avvertano

un'aggressione nel suo intervento. Forse lo è. Si accorge che stanno pensando

che forse tra di loro c'è un mercante di morte maschilista. Cioè... non

potreste

permettere a un racconto di essere semplicemente un racconto?

Nessuno replica. Si sparge il silenzio. Lui è in piedi in un circolo di occhi

gelidi. La ragazza soffia fumo e schiaccia la sigaretta nel posacenere che si

è

portata nello zaino.

Finalmente, parlando a voce bassa come a un bambino che ha avuto

un'inspiegabile crisi isterica, il professore ribatte: perchè, tu credi che

William

Faulkner raccontasse semplicemente storie? Credi che Shakespeare avesse a

cuore solo di intascare qualche soldo? Avanti, Bill. Dicci quel che pensi.

Penso che lei si sia avvicinato molto alla verità,, risponde Bill dopo un

lungo momento durante il quale aveva sinceramente valutato la domanda e nei

loro occhi lesse qualcosa di simile alla dannazione.

Ho l'impressione,, commenta il professore giocherellando con la penna e

sorridendo a Bill con le palpebre abbassate per metà sugli occhi, che tu abbia

ancora molto da imparare.,

Dalle ultime file dell'aula comincia l'applauso.

Bill se ne va... ma torna la settimana seguente, deciso a difendere la sua

opinione. Frattanto ha scritto un racconto intitolato Il buio, la storia di un

bambino che scopre un mostro nella cantina di casa sua. Il bimbo lo affronta,

sostiene una battaglia contro di esso e alla fine lo uccide. animato da

un'esaltazione divina mentre scrive questo racconto, ha addirittura la

sensazio-

ne di non crearlo lui stesso, bensì di permettere a esso di fluire attraverso

di lui. A

un certo momento posa la penna e porta la mano surriscaldata e indolenzita

fuori casa, nel gelo di dicembre, dove quasi si mette a fumare per lo sbalzo

di

temperatura. S'incammina, con gli stivali verdi che scricchiolano nella neve

come minuscoli cardini di persiana mal lubrificati e si sente la testa gonfia

della

sua storia: c'è qualcosa di inquietante nell'impellente bisogno che ha di

sgorga-

re. Gli sembra che se non riesce a salvarsi con la speditezza della mano, la

forza

con cui il racconto vuole realizzarsi gli farà schizzare gli occhi dalle

orbite.

Vedrai come te lo stendo, confida al buio ventoso dell'inverno e sottolinea le

sue parole con una risatina... una risatina nervosa. Si rende conto che ha

finalmente scoperto come farlo, dopo dieci anni di tentativi: ha finalmente

scoperto dov'è nascosto lo starter dell'enorme bulldozer che gli occupa gran

parte della testa. Si è messo in moto. E romba, romba. Questa macchina

imponente non è un gran che graziosa. Non è stata costruita per portare le

belle ragazze alle feste, non è uno status symbol. No, questa è una macchina

che fa sul serio, serve per lavorare. in grado di spianare di tutto. Se non

sta attento, finisce spianato anche lui.

Torna di corsa a casa e finisce Il buio a precipizio, scrivendo fino alle

quattro di notte, e finalmente si addormenta sul suo raccoglitore ad anelli.

Se qualcuno insinuasse che stava scrivendo di suo fratello George, ne sarebbe

alquanto sorpreso. Sono anni che non ripensa a George. o almeno crede

sinceramente che sia così.

Il professore gli restituisce il racconto con uno scarabocchio di votaccio

vergato sulla copertina. Sotto di esso ci sono due parole in stampatello.

CARTACCIA, sbraita la prima. FEssERIE, sbraita la seconda.

Bill,prende le quindici pagine del suo lavoro e apre lo sportello della stufa

a legna. E sul punto di buttare il manoscritto nel fuoco quando lo colpisce

come un'illuminazione l'assurdità di quello che sta facendo. Seduto sulla sua

sedia a dondolo guarda un manifesto dei Grateful Dead e comincia a ridere.
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • Контрольная работа
  • © sanaalar.ru
    Образовательные документы для студентов.