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Discorso di giovanni paolo II agli alunni del pontificio collegio capranica - старонка 13


2. Dopo quasi quattrocento anni dalla sua costruzione, la monumentale facciata dell’insigne architetto Carlo Maderno, che vi segnò la data del 1612 come termine della gigantesca opera muraria, necessitava di un’adeguata opera di restauro destinata a riparare i danni causati dall’usura del tempo. Non si poteva non dedicare una speciale attenzione a questo monumento, punto di riferimento, attraverso i secoli, per generazioni e generazioni di fedeli che si sono avvicendati in pellegrinaggio al centro della cristianità. Chi arriva in piazza san Pietro si sente come accolto da un abbraccio spirituale simboleggiato dai due armonici colonnati del Bernini, ma il suo sguardo è attirato spontaneamente dalla nobile parete di travertino da cui si staglia la cupola e sulla quale, come otto giganti, sono addossate altrettante colonne a ordine unico sostenenti, nella parte centrale, il frontone triangolare contrassegnato dallo stemma pontificio di Papa Paolo V, che aveva voluto la realizzazione dell’opera. Né sfugge all’osservatore la forza spirituale che si sprigiona dalla figura del Cristo redentore, posta al centro della balaustra, che fa da coronamento all’edificio. Essa dà il via a quella mirabile teoria di apostoli, di martiri, di confessori e di vergini che, dipartendosi dai lati del Cristo al vertice della facciata, si snodano in folta schiera lungo tutto il percorso dei due bracci del colonnato, quasi a ricordare e a riassumere la storia e la missione della Chiesa, che è quella di testimoniare la santità della vita, il messaggio evangelico.

Un cenno meritano anche i grandi balconi che adornano la facciata; di essi il più noto è certamente quello centrale, legato alle manifestazioni più solenni della Chiesa sia in occasione della elezione del nuovo Papa, che vi si affaccia per salutare i fedeli per la prima volta, sia nelle principali solennità dell’anno, in cui vi si imparte la benedizione “Urbi et Orbi”.

3. Non vi nascondo che la sera del 1° dicembre dell’anno scorso, al mio arrivo dal viaggio apostolico nei paesi australi, nel vedere questa facciata illuminata e finalmente sgombra dalle impalcature, che l’avevano occultata, ho provato un senso di viva soddisfazione: è stato uno spettacolo stupendo! Un plauso e un riconoscimento desidero esprimere perciò a quanti hanno prestato la loro collaborazione per il buon esito di questa fatica, che ci ha restituito l’edificio nelle sue solide strutture e nel suo splendore. So che essa ha richiesto l’impiego di tanti esperti: architetti, ingegneri, scalpellini, muratori, mosaicisti, falegnami, fabbri e pittori. Dal mio studio ho potuto sentire e seguire il fervore dell’opera, che suscitava nella mia mente l’immagine della moltitudine dei tecnici e di operai chiamati a suo tempo dal re Salomone per la costruzione del primo tempio di Gerusalemme (cf. 1 Cr 22, 2.15): “Il tempio, che io intendo costruire - diceva quel sovrano - deve essere grande, perché il nostro Dio è più grande di tutti gli dèi” (2 Cr 2, 4).

4. Non minor fervore ha dedicato la Chiesa alla costruzione della prima e di questa seconda Basilica vaticana, la quale, non meno della prima, è davvero una mirabile opera d’arte e una singolare testimonianza di fede. Era necessario che anche la facciata ne rispecchiasse la maestà e la finalità religiosa. L’immagine del suggestivo bassorilievo posto sotto il balcone centrale e raffigurante il Cristo che consegna le chiavi a san Pietro, sta a indicare la ragione per la quale questa Basilica è sorta: essa è la memoria di Pietro, su cui Cristo ha fondato la Chiesa. La Basilica infatti racchiude e custodisce la tomba del principe degli apostoli, di colui che diede in questo luogo l’estrema testimonianza al Signore, che l’aveva scelto e investito della funzione di rappresentarlo in terra e di esserne come il prolungamento visibile, per il tramite dei suoi successori, fino alla fine dei tempi.

Anche la facciata si inserisce in questo contesto: essa sta a testimoniare quel flusso ininterrotto di pellegrini che sono venuti e che vengono a pregare sulla tomba di Pietro e a ripetere la sua stessa professione di fede: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16, 16). Nel mirare le pietre e marmi che rivestono il tempio, essi non possono non ricordare l’esortazione dell’Apostolo: “Voi siete pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio” (1 Pt 2, 5).

5. Alla luce di queste parole, che qui acquistano una risonanza quanto mai significativa, ci accorgiamo che il fascino esteriore di questa Basilica impallidisce e cede il posto a quello interiore della vocazione spirituale, alla quale ciascuno di noi è chiamato. Esse fanno chiaramente percepire nel tempio materiale e in quello di ciascuno di noi, una presenza, la presenza di Dio. Non più la presenza di Dio in una nube luminosa, come quella che sovrasta l’arca dell’alleanza nel tempio di Gerusalemme (cf. 2 Cr 7, 13-14), ma la presenza sacramentale di Cristo nell’Eucaristia, e la presenza di Dio, per mezzo della grazia, in ogni anima, che vive coerentemente secondo le esigenze della fede cristiana. Ce lo ricorda anche san Paolo: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito abita in voi?” (1 Cor 3, 16).

Sì, cari fratelli e sorelle, siamo “pietre vive” per la gloria di Dio. Raccogliamo questo messaggio di Pietro nella Basilica, sorta a custodia del suo sepolcro e del suo primato universale. Possa la benedizione del Signore confermare in tutti questi sentimenti per sempre. Desidero aggiungere, in lingua inglese, uno speciale saluto al supremo cavaliere Mr. Virgil Dechant, agli altri cavalieri di Colombo e alle loro famiglie che sono presenti oggi. Per più di cento anni i cavalieri di Colombo si sono distinti per il loro amore a Cristo e fedeltà alla Chiesa, per il loro servizio ai poveri e ai bisognosi, per la difesa degli handicappati e dei nascituri attraverso il loro forte sostegno alla vita familiare. Voi siate un esempio illuminante del ruolo del laicato nella vita e nella missione della Chiesa. Il finanziamento del restauro e del mantenimento della facciata della Basilica di san Pietro e della colossale statua sono un ulteriore simbolo dello spirito devoto della vostra stimata organizzazione e della vostra fedeltà al successore di san Pietro. Il mio cuore è pieno di gratitudine verso tutti voi per questo ultimo progetto e per tutto quello che farete al servizio di Cristo e del Vangelo. Il nostro amato Redentore benedica voi e le vostre famiglie con abbondante grazia e pace.

I would like to add, in the English language, a special word of greeting to the Supreme Knight, Mr. Virgil Dechant, and to the other Knights of Columbus and their families who are present today.

For more than a hundred years the Knights of Columbus have distinguished themselves by their love for Christ and loyalty to the Church, by their service to the poor and needy, by their defence of the handicapped and unborn and by their strong support of family life. You stand forth as a shining example of the role of the laity in the life and mission of the Church. The financing of the repair and maintenance of the façade of Saint Peter’s Basilica and the colossal statues above is yet one more symbol of the dedicated spirit of your esteemed organization and of your devotion and fidelity to the Successor of Saint Peter.

My heart is full of gratitude to all of you for this latest project and for all you do in the service of Christ and the Gospel. May our loving Redeemer bless you and your families with his abundant grace and peace.
© Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana

VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI S. CHIARA A VIGNA CLARA-DUE PINI

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 22 febbraio 1987
Ai bambini della parrocchia

Voglio salutare questa parrocchia di Santa Chiara nella sua fascia più giovane e più promettente. Vi ringrazio di tutto e dei vostri palloncini che dicono a tutti noi che dobbiamo innalzare i nostri cuori verso Dio, perché questi palloncini vanno verso il cielo. Dalle vostre relazioni si comprende quello che fa la parrocchia per i più giovani e la mia gioia è grande perché voi siete molto vicini a Gesù. Fin dall’inizio è stato così: i bambini sono sempre stati vicini a Gesù Cristo. Lui ha sempre domandato agli apostoli di non ostacolare i bambini che venivano presso di lui e li abbracciava, li accarezzava: erano vicini alla sua persona e al suo cuore. E questo rimane nella Chiesa, questo rimane nella parrocchia. Così voi avete una vostra giovanile esperienza di Gesù: questa viene tramite i sacramenti, soprattutto nella preparazione alla santissima Eucaristia, alla prima comunione, dopo verrà anche tramite la preparazione alla cresima. Ci vuole una reciprocità: Gesù vuole ricevere i bambini, vuole averli vicini; così i bambini devono desiderare lo stesso, da parte loro; devono ricevere Gesù, averlo vicino, averlo nei loro cuori: questo è il significato profondo, sacramentale e nello stesso tempo reale, della comunione, e specialmente della prima comunione, perché la prima è specialmente significativa.

Poi la mia gioia deriva anche dal fatto che voi avete già una esperienza della Chiesa. Insieme a questa esperienza di Gesù che si costituisce tramite la catechesi, la comunione, la preghiera personale e comunitaria, voi avete un’esperienza della Chiesa in questa parrocchia. Voi imparate che cosa è la Chiesa in questa parrocchia; questo è molto importante per voi e per la parrocchia.

Queste sono le constatazioni principali che volevo esprimere subito prima di andare nella chiesa parrocchiale. Ma vi domando: perché santa Chiara ci ha ordinato, questo pomeriggio, un po’ di pioggia? Sappiamo che santa Chiara è stata una santa italiana, molto vicina, anzi sorella spirituale di san Francesco d’Assisi. Voi tutti sapete chi è san Francesco e naturalmente sapete chi è santa Chiara. Io dunque vi faccio questa domanda: perché questa pioggia, anche se, grazie a Dio, non è troppo forte? Il cardinale mi suggerisce delicatamente che questa pioggia significa che tutto deve crescere, deve crescere nella natura, devono crescere i fiori - c’è ancora l’inverno in Italia, e io l’ho constatato, ma si prepara la primavera - devono crescere i fiori e per questo è necessaria la pioggia primaverile, ma devono crescere anche i bambini, diventare più grandi, non solamente esteriormente, nel corpo, nella loro figura esterna, ma anche interiormente, nel loro cuore, nel loro spirito. E lo spirito cresce con la grazia. Ecco, santa Chiara ci ha ordinato questa pioggia per dimostrare la crescita spirituale dei bambini e poi di tutti i parrocchiani, ma specialmente dei bambini. Vi auguro che questo significato spirituale della pioggia si verifichi in ciascuno di voi, nei più piccoli e nei più grandi.

A tutti voi, ai genitori, insegnanti, catechisti, sacerdoti e parroco offro la mia benedizione, così ha fatto Gesù e così noi dobbiamo fare imitandolo.

* * *

Poco prima di entrare nella chiesa parrocchiale, Giovanni Paolo II rivolge un breve saluto ai fedeli assiepati in piazza dei Giochi Delfici..

Nel nome di santa Chiara, patrona della vostra parrocchia, saluto cordialmente tutta la comunità parrocchiale, tutti quelli qui presenti e tutti gli abitanti del quartiere. Auguro tutto il bene alle famiglie, alle persone, agli ambienti: che Cristo sia sempre con voi. Questo è il senso profondo di essere parrocchia. La parrocchia è per la presenza di Cristo: lui è presente tramite questo segno, questa comunità, in noi, e operante tramite il suo Spirito Santo. Vi auguro che questa presenza di Cristo sia sempre efficace, sia sempre attuale, sia sempre benefica per le vostre persone, per le vostre famiglie, per tutta la vostra comunità. Nel nome di santa Chiara, patrona della vostra parrocchia, vi benedico tutti. Le ricchezze e la cultura sono fatte per servire l’uomo e non per asservirlo

Ai rappresentanti del Consiglio Pastorale

Ringrazio ciascuna delle persone qui presenti, le vostre famiglie e le persone che vi sono care. Vi ringrazio per la presenza di oggi e anche per la vostra presenza continua. Perché la parrocchia si fa con la presenza, anzi con una doppia presenza: quella principale di Gesù, che è presenza tra i suoi; e appunto, i suoi, vuol dire noi che siamo presenti intorno a lui, insieme a lui. Tutta la Chiesa e la parrocchia è sempre una parte autentica della Chiesa locale e universale autentica attraverso questa realtà. Presenza di Gesù tra noi e di noi intorno a lui . . . Questa presenza si fa vita, vita nello spirito perché Gesù ci dà il suo Spirito e questo Spirito opera dentro di noi uomini. Perché l’uomo è un essere corporale e spirituale insieme e lo spirito umano è formato e santificato dallo Spirito di Dio, dallo Spirito Santo.

Così questa presenza di Gesù è la vita e deve sempre più diventare vita. E se questa vita comincia a mancare, si deve ritrovarla. Ed è un’opera comune, perché la parrocchia è una comunità che si costruisce attraverso diverse opere. E dietro a ogni opera c’è una persona, un carisma, un dono che deve servire agli altri, a costruire la comunità. Approfitto di questa circostanza per ringraziarvi appunto per i diversi contributi che offrite, e voglio anzi ringraziare il Signore per i diversi carismi che sono propri di ciascuno di voi, e poi per i contributi che seguono i carismi, che così fruttificano, e sono i doni nascosti nel nostro spirito, grazie a Cristo redentore, doni nascosti per opera dello Spirito Santo. Ecco, vi ringrazio per questa presenza intorno a Cristo e per questa vostra opera che si fa anche collaborazione con il vostro pastore, con il parroco e i suoi collaboratori. Così viene completata la dimensione del sacerdozio che Cristo ci ha lasciato, a ciascuno di noi attraverso il battesimo e il sacerdozio dei fedeli, sacerdozio battesimale; e, per i sacerdoti, lo speciale sacerdozio ministeriale viene completato con questa collaborazione, e così la parrocchia diventa anche un corpo visibile, un corpo sacramentale, che vuol dire appunto visibile. La prima visibilità è infatti quella sacramentale perché i sacramenti sono i segni. Ecco, ho fatto queste poche riflessioni per sottolineare l’importanza di questo incontro e di questa presenza vostra nella parrocchia. Insieme a Cristo, al parroco e ai vostri sacerdoti. E aggiungo ancora un augurio, secondo i diversi compiti, impegni e talenti, a ciascuno di voi, alle vostre famiglie, agli ambienti dove operate, e a questa parrocchia di cui siete parte. Che il Signore vi benedica, soprattutto i vostri bambini, e le nuove generazioni, e le persone che servite nella catechesi e con le opere caritative e di apostolato. Grazie per averci accolto a santa Chiara e nel nome di questa sorella spirituale di san Francesco vi benedico.

Alle comunità religiose femminili

Sono contento che in questa parrocchia voi ritroviate la vostra missione, il vostro apostolato, soprattutto quello della vostra esistenza consacrata. Siete persone consacrate a Dio. E questo è l’apostolato principale, una testimonianza molto importante per la Chiesa, per i fedeli e anche per i non credenti, per i “lontani”. La testimonianza della vostra consacrazione a Dio . . . la consacrazione che emanano le opere vostre, i vostri diversi apostolati. Io conosco abbastanza bene l’apostolato delle Suore di Maria Bambina per esperienza personale, e conosco anche gli altri. La vostra opera nelle scuole, negli orfanotrofi, negli asili, a favore degli anziani . . . Tutte, con la vostra consacrazione, siete profondamente legate a Gesù. Libere, perché i voti vi fanno libere da quegli impegni, obblighi, pesi che appartengono alla vita umana. Libere per servire gli altri più disinteressatamente, con più puro amore. È la forza del regno dei cieli. E così la vostra consacrazione, la vostra scelta è per il regno dei cieli. Così ha detto Gesù, questa è la sua definizione della vostra chiamata, della vostra vocazione. Vi auguro di continuare, e di vivere sempre così in armonia con il vostro parroco. Vi ringrazio anche per le preghiere che non risparmiate per il Papa e per la Chiesa. Voi siete infatti legate in modo speciale alla Chiesa universale. Vi benedico con le vostre comunità, benedico le vostre vocazioni, le vostre novizie, le persone cui siete più vicine col vostro apostolato e le vostre famiglie.
2014-07-19 18:44
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