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Partecipando al patire di Gesù Cristo, si partecipa alle qualità, onori e agli uffizi di Cristo

Partecipando al patire di Gesù Cristo, si partecipa alle qualità, onori e agli uffizi di Cristo.


Continuando il mio solito stato, ho visto nel mio interno il benedetto Gesù, ed una luce nel mio intelletto che diceva: "Mentre si è niente, si può essere tutto; ma in che modo? Si diventa tutto col patire. Il patire fa diventare l'anima Pontefice, Sacerdote, Re, Principe, Ministro, Giudice, Avvocato, Riparatore, Protettore, Difensore. E siccome il vero patire è quel patire voluto da Dio in noi; e se l'anima s'acquieta in tutto al Volere suo, questo acquietamento, unito al patire, fa che l'anima imperi sulla giustizia, sulla misericordia di Dio, sugli uomini e sopra tutte le cose.

Ora, siccome il patire di Cristo gli diede tutte le più belle qualità, e tutti gli onori ed uffizi che umana natura può contenere; così l'anima, partecipando al patire di Gesù Cristo, partecipa alle qualità, agli onori ed agli uffizi di Gesù Cristo, che è il Tutto."

23 Novembre 1903

Il patire è una saetta amorosa che parte dal cuore di Gesù e va alle anime predestinate.


Nel mio interno mi sentivo impressionata sopra ciò che avevo scritto di sopra come se non andasse secondo la verità. Onde appena ho veduto il benedetto Gesù ho detto: "Signore, non va quello che ho scritto: come ci può essere tutto questo nel solo patire?" E Lui: "Figlia mia, non ti meravigliare perché non c'è bellezza che è uguale al patire per il solo amore di Dio. Da Me partono continuamente due saette; una dal mio Cuore, che è d'Amore, e ferisce tutti quelli che stanno nel mio grembo, cioè che stanno nella mia Grazia; e questa saetta impiaga, mortifica, sana, affligge, attiva, rivela, consola e continua la mia Passione e Redenzione in quelli che stanno nel mio grembo. L'altra parte dal mio Trono, e l'affido agli Angeli, i quali, come miei ministri, fanno scorrere questa saetta sopra qualunque specie di persone, castigandole, ed eccitando tutti alla conversione." Ora mentre ciò diceva mi ha partecipato le sue pene dicendomi: "Ecco anche in te la continuazione della mia Redenzione."

24 Novembre 1903

Come ogni parola di Gesù sono tanti anelli di grazia.


Continuando il mio solito stato, quando appena ho visto il mio benedetto Gesù nel mio interno, e come se volesse seguitare a togliermi il dubbio, mi ha detto: "Figlia, Io sono la Verità stessa e mai può uscire da Me la falsità; al più qualche cosa che l'uomo non comprende; e questo lo faccio per far vedere che non si sa comprendere in tutto il Creatore. Però l'anima deve corrispondere col mettere in pratica la mia parola; perché le parole sono come tanti anelli di Grazia che escono da Me, facendone dono alla creatura; e se corrisponde, questi anelli l'incatenano agli altri già acquistasti; se poi no, li rimanda indietro al suo Creatore. Non solo queste, ma allora Io parlo, quando veggo la capacità della creatura che può ricevere quel dono; e corrispondermi, non solo acquista tanti anelli di Grazia, ma acquista pure tanti anelli di Sapienza Divina; e se li veggo incatenati con la corrispondenza, Mi dispone a dare altri doni. Se poi veggo i miei doni rimandati indietro, Mi ritiro facendo silenzio."

3 Dicembre 1903

Parla della Volontà di Dio.


Continuando il mio solito stato, per poco è venuto il mio benedetto Gesù dicendomi: "Figlia mia, qualunque azione umana che non ha nessun nesso con la Volontà Divina, mette fuori di Dio, dalla sua Volontà, la Creazione. Anche lo stesso patire, per quanto santo, nobile e prezioso sia ai miei occhi, eppure se non è frutto della mia Volontà, anziché piacermi, Mi indegna e Mi è disgustoso".

Oh, potenza della Volontà Divina, quanto sei santa, adorabile, ed amabile! Con Te siamo tutto, ancorché niente facessimo, perché la tua Volontà è feconda, e tutti i beni ci partorisce; e senza di Te siamo niente, ancorché tutto facessimo, perché la volontà umana è sterile e isterilisce ogni cosa.

5 Dicembre 1903

Quando l'anima per una causa legittima non può fare la santa comunione, allora quel suo ardente desiderio supplisce a meraviglia, perché l'anima respira Dio e Dio respira l'anima; anzi invece di una sola comunione può dirsi la sua giornata una continua comunione.


Non avendo potuto ricevere la Comunione, questa mattina, me ne stavo tutta afflitta, ma rassegnata e pensavo tra me che se non fosse stato che mi trovavo in questa posizione di stare in letto, e d'essere vittima, certamente l'avrei potuta ricevere; e dicevo al Signore: "Vedi, lo stato di vittima mi sottopone al sacrificio di privarmi di ricevere Te in Sacramento; almeno accetta il sacrificio di privarmi di Te per contentare Te, come un atto più intenso d'amore per Te. Che almeno, il pensare che la tua stessa privazione attesta di più il mio amore per Te, raddolcisce l'amarezza della tua privazione"; mentre ciò dicevo le lacrime mi scendevano dagli occhi. Ma oh! Bontà del mio buon Gesù; non appena mi sono assopita, senza tanto farmi aspettare e cercare secondo il solito, è venuto subito, e mettendomi le mani al volto, tutta mi carezzava, e mi diceva: "Figlia mia, povera figlia, coraggio: la mia privazione eccita maggiormente il desiderio, ed in questo desiderio eccitato, l'anima respira Dio, e Dio l'anima, sentendosi più acceso da questo eccitamento dell'anima; respira l'anima, ed in questo respirarsi a vicenda Dio e l'anima, s'accende maggiormente la sete dell'amore, ed essendo fuoco, vi forma il purgatorio dell'anima, e questo purgatorio d'amore, le serve non d'una sola Comunione al giorno, come permette la Chiesa, ma d'una continua Comunione, per quanto continuo è il respiro; ma queste sono Comunioni di purissimo amore, solo di spirito e non di corpo, ed essendo lo spirito più perfetto, ne avviene che l'amore è più intenso. Così ripago Io, non chi non vuole ricevermi, ma chi non può ricevermi privandosi di Me per contentare Me".

10 Dicembre 1903
2014-07-19 18:44
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