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N. d a.: ho deciso di utilizzare un file rtf, anziché l’usuale txt, perché altrimenti andrebbero andati persi tutti I - старонка 51

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Françoise si sentiva sempre più impotente ogni secondo che passava.

<>, le disse mettendosi la testa fra le mani <>

<>, lo interruppe mettendogli le mani sulle spalle e guardandolo in volto quando lui alzò gli occhi verso di lei <>

<>, cercò di protestare in preda a una rabbia confusa <>

<>, gli disse con tono deciso <>

<> le sue parole sembrarono quantomeno farla reagire <>

Françoise sembrò considerare per un istante l’idea, ma poi scosse la testa, riappoggiandola sulla sua spalla: <>

Joe non l’aveva mai vista così. Forse solo quando lui l’aveva lasciata. Forse solo allora aveva visto nei suoi occhi quella disperazione. Ma stavolta sembrava molto più profonda: <>, le disse <>, prese la testa tra le sue mani e la costrinse di nuovo a guardarlo <>

Françoise abbassò nuovamente lo sguardo e strinse le labbra. Aveva imparato dalla sua famiglia, dal loro esempio, l’arte di sostenersi l’un l’altro nei momenti di difficoltà. Di non voltarsi le spalle, quando uno aveva bisogno dell’altro. Temeva che il fatto di essere diventata un cyborg l’avrebbe portata a distaccarsi da quella realtà, dall’accoglienza di un posto da poter chiamare “casa”. Tuttavia, in quel posto, ci era sempre tornata. Anche se, probabilmente, non avrebbe mai avuto il coraggio di confessare loro che non era più la stessa di un tempo. Ma non era questa la cosa importante, adesso. Adesso i suoi avevano bisogno di lei. E lei aveva bisogno di loro. Qualunque cosa lei fosse, niente avrebbe cambiato il fatto che loro erano la sua famiglia.

Lentamente, quasi impercettibilmente, cominciò a muovere il capo in un gesto di assenso: <>, rialzò la testa verso di lui <>

Joe le sorrise e annuì: <>, rispose, baciandole la fronte e riaccostandola a sé con un abbraccio <>

Françoise si limitò ad annuire, lasciando che lui cominciasse a guidarla, tenendola per mano, per i corridoi di fredda luce al neon e dall’odore di medicinali dell’ospedale che le passavano accanto senza che nemmeno ci facesse caso. Era come un cieco che si lasciava guidare dal suo cane. Percorsero all’inverso il tragitto dell’andata, in silenzio. I corridoi dell’ospedale, a quell’ora, erano ovviamente vuoti. Dopo pochi minuti arrivarono al punto in cui erano partiti. I membri della famiglia Arnoud alzarono la testa verso di loro. Erano rimasti tutti lì, dove li avevano lasciati. Tutti tranne Arianne.

<>, chiese Françoise.

< 2014-07-19 18:44
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