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Per Leslie, critica e consigliera straordinaria - старонка 2


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Tutti guardarono David, allibiti. Chris, che non si era ancora rimesso dallo shock della notizia del tradimen­to da parte dei vertici della STARS, ebbe l'impressione di avere ricevuto un cazzotto in pancia. Ma come, erano stati abbandonati da tutti, e adesso dovevano occupar­si di un altro laboratorio pieno di mostri?

E voleva portarsi dietro anche Rebecca...

David proseguì, fissando i suoi occhi scuri sul giova­ne. — Ho parlato con i membri della mia unità, gli uni­ci di cui ancora mi fido, e tre di loro hanno accettato la sfida. Non voglio nascondervi la verità, sarà una scom­messa molto pericolosa, e senza l'appoggio della STARS, non abbiamo alcuna sicurezza di potere riuscire nel nostro intento, che è quello di introdurci nel laborato­rio, raccogliere delle prove concrete su questo T-Virus, e tagliare la corda senza lasciare tracce...

Istintivamente, quasi suo malgrado, Chris lo inter­ruppe, esclamando: — Vengo anch'io.

— Veniamo tutti — disse Barry in tono deciso. Jill assentì, passando un braccio intorno alle spalle di Re­becca. La giovane sembrava turbata, le guance impor­porate dall'emozione, e guardandola Chris non poté fa­re a meno di pensare di nuovo a Claire. C'era tra loro qualcosa di più di una somiglianza fisica; Rebecca ave­va la stessa intelligenza, lo stesso spirito indomito e al tempo stesso riflessivo che aveva la sorella più giovane di Chris. E dopo gli eventi drammatici alla villa, Chris si sentiva sempre più in dovere di proteggere Rebecca. Troppi suoi amici avevano già perso la vita. Joseph, Ri­chard, Kenneth, Forest, ed Enrico... per non parlare di Billy Rabbitson; il suo cadavere non era più stato ritro­vato, ma Chris era certo che fosse stato fatto fuori dall'Umbrella per impedire che parlasse. Certo, Rebecca era perfettamente in grado di badare a se stessa...

"... ma dannazione, è anche lei dei nostri. Non può andare da nessuna parte senza di noi."

David scosse il capo. — Sentite, questa non è un'o­perazione su grande scala; cinque persone sono già troppe. Rebecca ha la preparazione di cui abbiamo bi­sogno per scovare i dati sul virus, e sa già come identi­ficare i sintomi.

— Hai qui tutte le persone che servono — disse Chris. — Prendi noi, invece, e incarica i tuoi uomini di indagare sul modo in cui hanno cercato di mettere tut­to a tacere...

David si rimise a sedere e fissò Chris con espressio­ne indecifrabile. — Secondo voi, chi ha aiutato l'Umbrella a tenere nascosti gli esperimenti? — chiese.

Chris guardò gli altri, poi di nuovo David, deciso a non lasciare trapelare il proprio sconcerto. — Sospet­tiamo di diverse persone, qui in zona. Gli impiegati della filiale locale dell'Umbrella, ovviamente. Brian Irons, il capo della polizia, e un paio dei suoi uomini...

David annuì. — E adesso che sappiamo che sono coinvolti anche i vertici della STARS cosa proponete di fare?

"Dove diavolo vuole arrivare con questo discorso?"

Chris sospirò. — Non lo so. Io... dovremmo avvertire l'FBI, chiedere magari alla loro sezione che si occupa degli affari interni di indagare sulla STARS e sulla poli­zia locale...

A questo punto si inserì Barry: —... E ci metteremo in contatto con qualche altro ramo della STARS. C'è ancora gente onesta, tra di noi, che non sarà molto con­tenta quando saprà quel che sta facendo l'Umbrella.

David fece di nuovo un cenno di assenso. — Dunque siete convinti che dobbiamo fermare l'Umbrella a ogni costo, nonostante i pericoli che comporterà?

— Be', non c'è dubbio — disse Chris, scuro in volto per lo sdegno. — Non possiamo stare qui senza fare niente, sapendo quello che potrebbe accadere se il vi­rus si diffondesse di nuovo!

— E cosa potete dirmi riguardo al tipo di virus con cui abbiamo a che fare? — chiese ancora David.

Chris aprì la bocca per rispondere, ma si trattenne, guardando David con aria pensosa.

"Stavo per dire: 'A questo può rispondere solo Re­becca. E lui lo sa."

David si alzò e, passandoli in rivista con lo sguardo, parlò in tono risoluto: — Penso anch'io che dobbiamo fermare l'Umbrella, ma non nascondiamoci la verità. Dovremo agire senza l'appoggio della STARS, sfidando da soli una multinazionale che ha un giro d'affari di miliardi di dollari. Sarà difficilissimo, e la nostra sola speranza di successo dipende dalla determinazione con cui ognuno di noi darà il massimo contributo pos­sibile, nella sua rispettiva sfera di competenza.

Appuntò freddamente il suo sguardo su Chris, come se si rendesse conto che era lui quello da convincere. — Tu, Jill e Barry sapete già cosa dovete cercare, qui, e siete entrati nella STARS molto prima di Rebecca. È meglio che restiate al vostro posto, ben nascosti, per cercare di smascherare le connessioni tra la polizia locale e l'Um­brella, e per mettervi in contatto con i membri della STARS che secondo voi sarebbero disposti a darci una mano.

David si rivolse di nuovo a Rebecca. — E se tu sei d'accordo, penso che dovremmo partire insieme per il Maine stasera stessa. In base alle informazioni di cui dispongo, sembra che la situazione sia già sfuggita di mano. I miei uomini sono pronti a entrare in azione. Potremmo arrivare laggiù domani verso il tramonto.

Nella stanza cadde un silenzio prolungato, rotto so­lo dal ronzio del ventilatore che pendeva dal soffitto. Chris ribolliva ancora di rabbia, ma non fu in grado di trovare alcunché da obiettare di fronte alla logica stringente di David Trapp. Aveva ragione riguardo alle loro possibilità di riuscita e, che gli piacesse o no, stava a Rebecca decidere se se la sentiva di seguirlo nel Maine o meno.

— Quali sarebbero queste informazioni di cui dispo­ni? — chiese Jill perplessa. — Come hai saputo che c'e­ra un secondo laboratorio?

David prese una logora cartella portadocumenti ap­poggiata alle gambe della sua sedia e l'aprì, frugando all'interno. Poi tirò fuori un fascicolo. — Una storia in­teressante, e strana. Speravo che qualcuno di voi fosse in grado di chiarirmi questo mistero...

Depose sul tavolino del soggiorno tre pezzi di carta, due fotocopie di ritagli di giornale, e un semplice dia­gramma. — Poco dopo il mio colloquio telefonico con il quartiere generale, ho ricevuto una strana visita da un uomo che si è presentato come amico della STARS... Ha detto che si chiamava Trent, e mi ha dato questi.

— Trent! — esclamò Jill con tono eccitato. Si volse verso Chris, con gli occhi sbarrati, e Chris ebbe un tuffo al cuore. Si era quasi dimenticato del loro miste­rioso benefattore.

"L'uomo che ha detto a Jill di fare attenzione ai tra­ditori, che ha indicato a Brad dove venirci a ripren­dere..."

David guardò Jill, perplesso. — Lo conoscete?

— Poco prima di andare in soccorso dei nostri com­pagni, un uomo di nome Trent mi diede delle informa­zioni sulla villa, e mi avvertì riguardo a Wesker — ri­spose Jill. — Era un tipo molto strano, veramente mi­sterioso... bisognava tirargli fuori ogni parola con le molle, non so se mi spiego. Ma era al corrente di quello che stava facendo l'Umbrella, e quello che mi disse mi lasciò di stucco.

Barry annuì. — E Brad Vickers mi ha riferito che Trent gli aveva indicato via radio le coordinate della villa dopo che Wesker aveva messo in moto quell'infer­nale meccanismo. Senza quelle indicazioni, saremmo saltati per aria insieme alla casa.

Chris si rese improvvisamente conto che gli stava venendo un feroce mal di testa mentre si raccoglievano tutti intorno al tavolino del soggiorno, guardando le carte. La STARS stava lavorando per l'Umbrella, nel Maine c'era un altro laboratorio dove si stava metten­do a punto il T-Virus... e adesso saltava fuori di nuovo quel Trent, come una sorta di evanescente fata madri­na, che agiva per motivi imperscrutabili. La lotta per smascherare le trame dell'Umbrella. Sembrava quasi un gioco dell'oca, con improvvisi progressi o rovesci di fortuna.

"E non possiamo fare altro che giocare... ma a che gioco stiamo giocando? E cosa rischiamo se perdiamo?"

Chris lanciò un'occhiata esacerbata a Rebecca, pen­sando di nuovo alla sua sorellina e dicendosi, per l'en­nesima volta, che sarebbe stato molto meglio se non avessero mai sentito parlare dell'Umbrella.

David li osservò mentre studiavano le informazioni che Trent gli aveva dato, giudicando senza molta sor­presa il fatto che un enigmatico sconosciuto avesse contattato fin da prima la STARS. L'uomo era a suo mo­do un professionista, anche se David non riusciva a im­maginare che genere di professione esercitasse.

"Perché vuole aiutarci a combattere contro l'Um­brella? Che cosa si propone di ottenere?"

David ripensò al breve incontro che aveva avuto solo cinque giorni prima, cercando nella sua memoria qual­che indizio supplementare, qualcosa che gli era sfuggi­to. Era tornato a casa tardi dal lavoro, e stava piovendo...

... pioveva a dirotto, con tuoni e fulmini, un fragoroso temporale estivo che aveva rischiato di impedirgli di sentire che stavano bussando alla porta...

L'unità della STARS di Exeter aveva trascorso senza problemi l'estate, un periodo di tutto riposo fatto più di scartoffie che d'azione. Gli junior, gli ausiliari di nuova nomina, erano stati inviati nel New Hampshire per un seminario di criminologia, e David stava acca­rezzando l'idea di raggiungerli per la fine del corso, ma poi aveva ricevuto quella telefonata con cui Barry gli aveva fatto capire che c'era del marcio ai vertici dell'or­ganizzazione.

Aveva passato il giorno successivo a sondare il terre­no attraverso una serie di telefonate a colleghi di altre unità con cui era in confidenza, e consultare i dossier sull'Umbrella contenuti nell'archivio. Quando era tor­nato a casa era quasi mezzanotte. Sfuggendo al diluvio che si era scatenato, si era rifugiato subito dentro, tro­vando l'abitazione buia e fredda, gravata da un'atmo­sfera che si adattava perfettamente con il suo umore. Si era versato uno scotch e si era buttato sul divano, ancora sconvolto per le implicazioni di quel che aveva appreso: o il suo vecchio amico Barry era un mentito­re, o il vicedirettore della STARS era...

La pioggia che tamburellava sul tetto gli aveva im­pedito dapprima di accorgersi che qualcuno stava bus­sando discretamente alla porta. Poi aveva bussato più forte.

Aggrottando le sopracciglia, David aveva consultato il suo orologio ed era andato lentamente verso l'ingres­so, chiedendosi chi diavolo potesse fargli visita nel cuore della notte. Viveva da solo, e non aveva una fa­miglia; doveva trattarsi di qualcosa che riguardava il suo lavoro, o forse di qualcuno che era rimasto blocca­to per strada con la macchina...

Socchiusa la porta, aveva visto un uomo avvolto in un impermeabile nero che stava lì sul portico, con l'ac­qua che gli ruscellava sul viso fortemente segnato.

Lo sconosciuto aveva sorriso, un sorriso aperto e franco. Nei suoi occhi brillava una luce ironica. — Da­vid Trapp?

David l'aveva squadrato da capo a piedi. Alto e magro, apparentemente un po' più vecchio di David, sui quarantadue, quarantatré anni. I suoi capelli scuri era­no incollati al cranio, zuppi di pioggia. Reggeva con una mano una grossa busta di carta gialla.

— Sì?

Il sorriso dell'uomo si era accentuato. — Mi chiamo Trent, e questa è per lei.

Gli aveva offerto la busta umidiccia e David l'aveva guardata indeciso, chiedendosi se dovesse prenderla oppure no. Il signor Trent non sembrava pericoloso, ma David preferiva conoscere le persone prima di ac­cettare da loro dei regali.

— La conosco? — aveva domandato David.

Trent aveva scosso la testa, continuando a sorridere. — No, ma io conosco lei, signor Trapp. E so anche contro cosa si prepara a combattere. Mi creda, avrà bi­sogno di tutto l'aiuto possibile.

— Non so proprio di cosa sta parlando. Forse mi confonde con qualcun altro...

Il sorriso di Trent era svanito. Socchiudendo legger­mente gli occhi, aveva allungato di nuovo la busta e aveva detto: — Signor Trapp, sta piovendo. E questa è per lei.

Confuso e piuttosto irritato, David aveva aperto la porta un po' di più per prendere la busta. Appena l'ave­va consegnata, Trent aveva girato sui tacchi e se ne era andato.

— Ehi, un momento...

Trent lo aveva ignorato, sparendo in mezzo al buio e alla pioggia, oltre l'angolo della casa.

David era rimasto sulla soglia, sconcertato, teneri do la busta bagnata e scrutando vanamente le ombre per un altro minuto buono prima di rientrare. Dopo aver preso visione del contenuto della busta, aveva rimpianto di non avere inseguito Trent per chiedergli spiega­zioni... ma a quel punto, ovviamente, era troppo tardi.

"Troppo tardi, ed è fin troppo chiaro cosa questo vo­glia dire. Trent sapeva dell'Umbrella e della STARS Ma per chi lavora? E perché ha deciso di venire proprio da me?"

Jill e Rebecca stavano studiando la mappa mentre Barry e Chris leggevano gli articoli riprodotti in foto­copia. Erano quattro, tutti recenti, e tutti si occupava­no di una piccola cittadina sulla costa del Maine, Caliban Cove. Tre riferivano della sparizione di alcuni pe­scatori locali, che si presumeva fossero ormai morti. Il quarto era un pezzo di taglio ironico sui fantasmi che infestavano i paraggi; sembrava che diversi abitanti della cittadina avessero sentito strani rumori echeggia­re sul mare di notte, simili a lamenti di dannati. L'auto­re dell'articolo consigliava scherzosamente ai testimo­ni di questi strani fenomeni di smettere di bere il collu­torio a base alcolica con cui si sciacquavano la bocca prima di andare a letto.

"Divertente. A patto di non sapere quel che sappia­mo noi sull'Umbrella."

La mappa era quella del tratto di costa a sud della piccola baia su cui sorgeva la cittadina. Dopo la telefo­nata di Barry, David aveva usato il computer della STARS per accedere via Internet alla biblioteca di Exeter e documentarsi meglio sull'area in questione. Il tratto di costa, piuttosto isolato, era stato per diversi anni una proprietà privata, e il proprietario era una società anonima. C'era un faro in disuso sul lato settentrionale dell'insenatura, in cima a una scogliera a picco che si supponeva fosse crivellata di grotte scavate dalla furia del mare.

La mappa fornita da Trent mostrava diverse struttu­re dietro e sotto il faro, disposte lungo un sentiero che portava a un piccolo molo sulla punta meridionale del­la baia. Intorno all'area, dal lato opposto rispetto alla riva del mare, c'era una linea tratteggiata che sembra­va indicare una recinzione. In cima alla mappa stava scritto CALIBAN COVE, in stampatello. Sotto, sempre in stampatello, ma più in piccolo, un'altra scritta: UMB, LABORATORIO DI RICERCA.

Il terzo pezzo di carta che Trent gli aveva consegna­to era quello che David non era riuscito a decifrare; in cima c'era una lista di nomi, sette in tutto: LYLE AMMON, ALAN KINNESON, TOM ATHENS, LOUIS THURMAN, NICOLAS GRIFFITH, WILLIAM BIRKIN, TIFFANY CHIN.

Sotto, c'erano quelle che sembravano delle istruzio­ni vagamente poetiche, vergate con una grafia elabora­ta al centro della pagina.

Jill aveva preso il foglio e lo stava leggendo attenta­mente. Quando ebbe finito, guardò David, con un mez­zo sorriso sulle labbra.

— Il messaggio che ha portato Trent qui da noi è identico, senza dubbio. Devono piacergli gli indovinelli.

— Qualche idea sulla possibile soluzione? — chiese David.

Jill trasse un profondo sospiro. — Be', uno dei nomi qui riportati era presente anche nel materiale che mi ha dato Trent: William Birkin. Pensavamo che almeno uno degli altri potesse essere uno dei ricercatori del la­boratorio installato nella villa, e comunque sono pron­ta a scommettere che sono tutti dipendenti dell'Umbrella. Forse Birkin non era presente al momento del­l'incendio. Gli altri nomi non mi dicono niente...

David annuì. — Li ho controllati tutti attraverso la banca dati della STARS, ma non ho trovato nulla. Il re­sto, comunque... Possibile che sia veramente una spe­cie di indovinello?

Jill rilesse lentamente ad alta voce il foglio, aggrot­tando le sopracciglia:

Messaggio di Ammon ricevuto/serie azzurra/inserire la risposta per la chiave/lettere e numeri retrogradi/arcobaleno temporale/non contare/azzurro per acce­dere.

Rebecca prese a sua volta il pezzo di carta, mentre Jill si volgeva perplessa verso David. — Gran parte del materiale che mi ha dato Trent sembrava raccoglitic­cio, ma alcune cose erano sicuramente collegate ai se­greti della villa; tutta la casa era piena di serrature di tipo inconsueto e di trappole. Forse è lo stesso anche in questo caso. Si riferisce a quello che troverete quan­do sarete lì...

— Accidenti.

Si volsero tutti verso Rebecca, che fissava, pallida in volto, la lista di nomi in cima al foglio. Poi guardò Da­vid, con un'espressione sconfortata.

— In questa lista c'è Nicolas Griffith.

— Lo conosci?

— Sì, solo che pensavo che fosse morto. Era una delle menti più brillanti che abbia mai lavorato nel campo della biologia. Se lavora per l'Umbrella, temo che avremo a che fare con minacce molto peggiori del T-Virus. Griffith è un genio della virologia molecolare, e se queste storie sono vere, è anche completamente pazzo.

Rebecca scorse di nuovo la lista, sentendosi annoda­re la bocca dello stomaco.

"Il dottor Griffith è ancora vivo... e complice dell'Umbrella. Peggio di così..."

— Cosa puoi dirci su di lui? — chiese David.

La giovane aveva la bocca secca per la tensione. Pre­se il suo bicchiere d'acqua e lo scolò d'un fiato prima di rispondere.

— Sei preparato in materia di virus? — gli chiese.

— Non ne so niente — rispose lui, con un mezzo sorriso. — È per questo che sono qui.

Rebecca annuì, chiedendosi da dove fosse meglio cominciare. — Okay. I virus sono classificati sulla base della loro strategia di riproduzione e del tipo di acido nucleico presente nel virione, cioè nell'elemento spe­cializzato di un virus che permette di trasferire il suo genoma a un'altra cellula vivente. Il genoma è il corredo cromosomico basilare di un individuo. Secondo la Baltimore Classification, ci sono sette tipi distinti di vi­rus, e ogni gruppo infetta determinati organismi in modo specifico.

"All'inizio degli anni Settanta, un giovane scienziato di un'università privata della California contestò la teo­ria ufficiale, affermando che c'era un ottavo gruppo - basato più o meno sui virus dsDNA e ssDNA - capace di infettare qualsiasi organismo con cui entrava in con­tatto. Era il dottor Griffith. Pubblicò diversi studi sull'argomento, e anche se il suo ragionamento si dimo­strò infine errato, presupponeva pur sempre una men­te molto brillante. Lo so bene, perché ho letto quegli studi. La comunità scientifica mise in ridicolo le sue tesi, ma la sua ricerca sull'inclusione nel citoplasma di corpuscoli modificati dai virus senza bisogno dell'in­tervento di un genoma lineare..."

Rebecca non terminò la frase, notando le espressio­ni perplesse del suo uditorio. — Scusatemi. Comun­que, Griffith abbandonò ogni tentativo di provare le sue tesi a livello teorico, ma molti guardarono a lui con interesse, chiedendosi quale sarebbe stata la sua pros­sima mossa...

Jill l'interruppe, aggrottando le sopracciglia. — Do­ve hai saputo tutte queste notizie?

— A scuola. Uno dei miei docenti aveva il pallino della storia dello sviluppo scientifico. Era particolar­mente interessato alle teorie che non avevano avuto fortuna e... agli episodi che avevano fatto più scandalo.

— E allora cos'è successo? — chiese David.

— Di Griffith non si sentì più parlare finché non si seppe che era stato cacciato dall'università. Il dottor Vachss, il mio docente, ci disse che la motivazione uffi­ciale per il licenziamento di Griffith parlava di un pre­sunto uso di droghe, metanfetamine... ma si sussurra­va in giro che in realtà stesse conducendo esperimenti sulle modificazioni del comportamento indotte dalla droga su due dei suoi allievi. I due non fecero mai ammissioni al riguardo, tuttavia uno di essi finì in mani­comio e l'altro si suicidò. Non si poté provare mai nul­la, ma da allora, Griffith non riuscì più a trovare nes­suno che l'assumesse... Poi sparì definitivamente di scena e non se ne seppe più niente.

— Però la storia non finisce qui, vero? — chiese Da­vid.

Rebecca annuì lentamente. — A metà degli anni Ot­tanta, la polizia fece irruzione in un laboratorio priva­to di Washington e trovò i cadaveri di tre uomini, tutti morti in seguito a infezione da filovirus, noto anche come Marburg, cioè da uno dei virus più letali che si conoscano. Erano già morti da qualche settimana; i vi­cini si erano lamentati per l'odore. Le carte che la poli­zia trovò nel laboratorio facevano pensare che i tre fos­sero gli assistenti di un certo dottor Nicolas Dunne, e che si fossero lasciati deliberatamente infettare da quello che loro credevano essere un virus devitalizzato, del tutto innocuo. Il dottor Dunne voleva sperimentare su di loro un nuovo tipo di cura.

Rebecca si alzò, torcendosi le mani angosciata al pensiero delle terribili sofferenze che dovevano avere patito quegli uomini. Poteva figurarsele nei dettagli, perché aveva visto delle foto di altre vittime del Mar­burg, ed erano immagini davvero sconvolgenti.

Cominciava con un banale mal di testa ma nel giro di pochi giorni i sintomi si moltiplicavano con ritmo espo­nenziale. Febbre, coaguli di sangue, danni cerebrali, e infine un'emorragia inarrestabile da ogni orifizio... Do­vevano essere morti in mezzo a un lago di sangue...

— E il tuo docente sospettava che il dottor Dunne fosse in realtà il dottor Griffith? — le chiese Jill con un filo di voce.

Rebecca scacciò le immagini terrificanti che erano riaffiorate nella sua mente e si volse verso la collega, riferendo quel che le aveva detto il professor Vachss. — Dunne era il cognome della madre di Griffith, da nubile.

Barry fece un fischio sommesso, mentre Jill e Chris si scambiavano un'occhiata preoccupata. David la sta­va osservando con espressione intensa ma indecifrabi­le. Tuttavia era chiaro che stava cercando di indovina­re i suoi pensieri.

"Si sta chiedendo se questo cambia le cose. Se andrò con lui nel laboratorio di Caliban Cove, adesso che so che ci lavorano Griffith e i suoi uomini."

Rebecca distolse lo sguardo da David e vide che la stavano fissando tutti con espressione allarmata. Dopo quella terribile sera alla villa, erano diventati come una sorta di seconda famiglia, per lei. Non voleva lasciarli, rischiare di non rivederli mai più...

"... ma David ha ragione. Senza l'appoggio della STARS nessuno di noi può più sentirsi sicuro, dovunque si trovi. E questa sarebbe per me l'occasione di dare un contributo decisivo, facendo quel che so fare..."

Le sarebbe piaciuto credere che quello era l'unico motivo, lottare dalla parte del bene contro il male... ma non poteva impedirsi di fremere d'eccitazione all'idea di trovarsi a tu per tu con il T-Virus. Sarebbe stata un'occasione d'oro per studiare il mutageno prima di chiunque altro, di catalogarne gli effetti, isolare il virione e sezionarlo molecola per molecola.

Rebecca trasse un profondo sospiro e prese la sua decisione.

— D'accordo, allora — disse. — Quando partiamo?
2014-07-19 18:44
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