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Leighton Somerset, visconte di Sheffield, aggrottò le sopracciglia sfogliando I documenti - старонка 15


che lui mirava solo ai miei soldi. Non le credetti. Io credevo a Bertie quando mi sussurrava

tutte quelle frasi tenere alle orecchie.» Si concesse una breve pausa, poi continuò: «Avevamo

progettato di scappare insieme, finché Gloriana venne a scoprire l'intera faccenda e lo portò di

fronte a me. Gli disse a chiare lettere che se mi avesse sposata non avrebbe visto un soldo, poi

aggiunse che se avesse rinunciato all'idea gli avrebbe riconosciuto una bella somma. Bertie

accettò subito. Quello è stato il momento in cui ho imparato che il mio valore era legato a

doppio filo alle sterline di mia madre. Quando si ha del denaro, tutti ne vogliono, e si arriva a

fare qualsiasi cosa pur di ottenerlo» sospirò infine con aria sconfitta.

«Non mi paragonerete certo a quel... quel cacciatore di dote!» si ribellò Leighton,

visibilmente irritato.

«Voi siete un cacciatore di dote! Siete un maledetto cacciatore di dote!» ripeté, quasi

scoppiando in lacrime.

«Oh Mel» sussurrò Leighton. Si alzò e si mosse per andarle vicino, per confortarla, ma lei si

scostò e gli voltò la schiena come per invitarlo ad andarsene.

Il visconte sospirò, valutando attentamente le parole. «Credete forse di essere l'unica ad

aver avuto dei momenti duri?» indagò con dolcezza. «Sono certo che siete stata molto sola da

quando vostro padre è morto, con quella madre tirannica. E naturalmente ha dovuto

allontanare quel tipo. Doveva buttarvi in faccia quel Bertie perché lei è...» Si fermò, pensando

alle conseguenze di ciò che stava dicendo. «... È povera di spirito» terminò. Poi pensò

improvvisamente a sua madre, a com'era diversa e a quanto era stato fortunato in quel senso.

«Vorrei che aveste potuto conoscere mia madre» mormorò allora. «Era vitale e piena di gioia,

sempre generosa e disponibile. Quando morì, lasciandomi con un padre che non era in grado

di controllare il suo dolore, sono iniziati i tempi difficili. Sono anche peggiorati quando lui è

riuscito a trovare un modo per tenerlo a bada, e cioè rifugiandosi nel gioco. Ma non sono

scappato solo perché mio padre si comportava come un pazzo» dichiarò Leighton

accigliandosi alle sue stesse parole, «ho resistito e ho preso tutto quello che la vita mi offriva,

proprio come aveva fatto mia madre, invece di chiudermi in me stesso.» Guardò la rigida

figura di Melissa, chiedendosi se quanto stava dicendo potesse avere un qualche effetto su di

lei. «Quando ero giovane e vulnerabile, mi sono innamorato anch'io. Che Iddio protegga quei

poveretti a cui non capita. È la vita, Mel. A suo modo Cecile mi ha amato, ma aveva altre

cose in mente, e le mie scarse possibilità non si addicevano ai suoi costosi bisogni. Ha

sposato, quindi, un vecchio duca noioso con soldi da buttare, tuttavia si aspettava che io

languissi dietro le sue gonne anche dopo il matrimonio, come se nulla fosse accaduto. In ogni

caso non ha accettato molto bene la mia decisione di chiudere, è ancora piena di risentimento,

come oggi abbiamo avuto modo di verificare. Voleva rovinare il giorno del mio matrimonio,

e anche la notte.» Rise piano e concluse:

«Penso che nemmeno l'inferno sia peggio di questo».

A quel punto le si avvicinò con fare circospetto. Lei si voltò, finalmente, ma i suoi

lineamenti si mantennero severi e impassibili, il viso della Signora Sdegnosa. Leighton fu

sommerso da una nuova ondata di frustrazione ma cercò di contrastarla. «Mel, abbiamo

qualcosa di prezioso. Non buttiamolo via in nome del passato» la implorò lui tendendole la

mano.

«Vi ho ascoltato. Adesso andatevene e non azzardatevi a tornare. Metterò lo scrittoio contro

la porta, in ogni caso, e domani farò mettere un lucchetto.»

«Forse riuscirò ad abbattere tutte queste dannate barriere...» sibilò Leighton a denti stretti,

controllandosi a stento. Detto questo si voltò e se ne andò. Non sbatté la porta, benché ne

avesse una dannata voglia.

Melissa lo guardò ritirarsi in preda a una dolorosa confusione, aspettando finché la porta

non si fu richiusa alle sue spalle prima di lasciarsi cadere sul letto con un grosso nodo in gola.

Se solo avesse potuto liberarsi di tutti quei sospetti. Se solo avesse potuto credergli di nuovo.

Realizzò che per quella sera era troppo e si lasciò andare, esausta, sul letto, sprofondando in

un sonno senza sogni.

Leighton non poteva nemmeno pensare di dormire. Fumò, camminando su e giù lungo il

corridoio, poi andò nel suo studio e, dopo aver fissato per un istante il vuoto, decise di fare

qualcosa che non faceva dai tempi del funerale di sua madre. Estrasse un paio di bottiglie di

ottimo brandy e cominciò a bere con lucida determinazione.

CAPITOLO 10

Melissa dormì fino a tardi e si prese tutto il tempo prima di scendere a colazione. Pensò di

farsi portare qualcosa in camera ma, vincendo la codardia, si decise a scendere sperando di

trovare la sala da pranzo deserta. Non fu così. Il conte stava sorbendo una tazza di tè e

mangiando un dolce.

«Ah buongiorno, mia cara» la salutò guardandola arrivare.

«Buongiorno a voi» disse lei gentilmente, insicura di ciò che poteva avvenire. Ignorava

quali potessero essere le ripercussioni del suo comportamento, compresa la sua repentina

uscita di scena dalla festa di matrimonio. Il conte sembrava di buonumore, tuttavia, mentre

mangiava il dolce, la fissò con un sorriso cospiratorio sul viso.

«Vostra madre ha già mandato un messaggio» annunciò indicando una busta sul suo piatto.

Melissa rabbrividì e aprì la missiva, sapendo in anticipo il contenuto. Sicuramente Gloriana

era in uno stato tale da averle scritto un libro dopo il fatidico episodio e lei non spasimava dal

desiderio di leggerlo. Sorrise in direzione del conte e aprì la busta con cura, lasciando il foglio

sul piatto d'argento.

Il conte sogghignò. «Mi auguro che non siano cattive notizie.»

«Sono certa che mia madre non è contenta di me» ammise Melissa rigidamente. Il padre di

Leighton si strinse nelle spalle. «Si riprenderà.»

Anni di sopportazione del barometro materno rendevano difficile a Melissa avere un tono

così distaccato rispetto ai desideri di Gloriana. Improvvisamente si sentì in colpa per aver

agito d'impulso durante la festa, senza considerare gli effetti che tale comportamento avrebbe

avuto sugli altri.

Melissa realizzò che Gloriana, che viveva e respirava per la reputazione, temeva di averla

perduta per quel suo folle gesto. E, anche se Gloriana era probabilmente quella che ne aveva

sofferto di più, tutti ne erano rimasti coinvolti. A quel punto guardò esitante il conte.

«Siamo banditi socialmente, ora?» si azzardò a chiedergli.

Il conte ridacchiò. «Chi? Noi? Mia cara ragazza, ci vuole ben altro per rovinarci. Ho sfidato

le regole per anni e le porte non si sono mai chiuse. Al contrario, sembravano aprirsi ancora

di più. E dalle reazioni che sono riuscito a notare ieri sera, potete aspettarvi lo stesso

trattamento.»

Melissa sussultò e fissò il conte, incapace di credere alle sue orecchie. «Volete dire...»

«Voglio dire» la interruppe il padre di suo marito, «che tutti quanti erano divertiti. Voi, mia

affascinante Melissa, potreste trovarvi al centro della buona società!» esclamò alzando la

tazza come per brindare.

Lei rise. Sollevò le mani per coprirsi il viso e rise, provando un gran senso di sollievo misto

a ironia.

Era tutto così ridicolo. Anni di rigida severità, di obbedienza totale alle regole della madre

avevano prodotto la sua risicata popolarità, mentre un solo giorno di totale libertà l'aveva

portata al successo.

La sua consolazione fu di breve durata, nel momento in cui pensò al visconte di Sheffield.

«E Leighton?» domandò.

«Che c'entra lui?» chiese il conte di rimando deponendo la tazza.

«È stato danneggiato socialmente?»

«Mia cara ragazza, nel caso non l'abbiate notato gli uomini di Greyhaven sono veramente

una razza affascinante» dichiarò il conte con gli occhi scintillanti. «E, come vi ho già

spiegato, ci vuole ben più di quella piccola scena per distruggere la nostra reputazione. Per

quello che ne so, le azioni di Leighton si sono alzate. Dopotutto ha reagito con tatto.» Si

concesse una piccola pausa, poi si azzardò a domandarle: «È proprio così disprezzabile?».

«Prego, signore?» temporeggiò Melissa, messa in guardia.

«So che la scommessa è stata una cosa spiacevole» convenne il conte prendendo lo

zucchero.

«Non si dovrebbero mai scoprire gli affari di cuore, è tutto nuovo per quel ragazzo.»

«Cosa?»

«Essere innamorati, naturalmente» le rispose il conte mettendo un paio di cucchiaini di

zucchero nella sua seconda tazza di tè.

«Ha amato Cecile» proruppe Melissa prima di potersi fermare.

«Puah. Un'infatuazione infantile per la donna sbagliata. Niente di più» minimizzò il padre

di Leighton bevendo il tè.

Melissa guardò il piatto, imbarazzata. «Apprezzo il vostro interesse, ma non lo trovo un

argomento adatto alla conversazione...» mormorò.

«Adesso sembrate vostra madre» osservò il conte, come se la cosa potesse spaventarlo.

Depose la tazza. «Non cominciate con questo tono o altrimenti sarò costretto ad andarmene.»

Melissa, che trovava difficile seguire quelle elucubrazioni, stava quasi per chiedergli se non

avesse già cominciato a bere di mattina. Forse, era meglio che in futuro si scordasse la sua

colazione.

«Melissa» disse il conte a quel punto con uno strano tono di voce, «capisco che abbiate

diritto alla vostra vendetta, ma non pensate che il ragazzo abbia sofferto abbastanza?» Il

vecchio gentiluomo le sorrise, ma i suoi occhi tristi la fissarono come se stesse aspettando

una risposta. Lei si rifiutò di rispondere e ritornò a fissare il piatto. Il dolce le sembrò tutt'a un

tratto di polvere, assolutamente immangiabile.

Non era abituata a parlare di cose personali. Poi, nel timore che la conversazione potesse

diventare ancora più imbarazzante, voltò la testa e domandò: «È stato Leighton a convincervi

a parlarmi?».

Il conte rise fragorosamente. «Mia cara ragazza» dichiarò guardandola con occhi che erano

tornati a brillare di divertimento, «nessuno mi convince a fare un bel niente.»

Lei gli credeva. Il padre di Leighton non faceva nulla per nascondere il suo carattere ribelle.

Nel bene e nel male, il conte era un personaggio. Le sue successive parole, tuttavia, non

furono molto incoraggianti.

«Il fatto è che ci sono altre cose in gioco» osservò guardandola curiosamente. «È naturale

che mi stia molto a cuore la felicità del mio ragazzo. È mio figlio e io lo amo profondamente»

confessò fissando l'argenteria. «Però sono anche preoccupato per quanto concerne il mio

benessere. Vedete, cara, noi due abbiamo bisogno di lui» le spiegò. «Qualcuno deve pur

prendersi cura delle finanze se dobbiamo continuare a vivere nel modo in cui - voi e io -

siamo abituati. È Leighton che veglia sui miei affari, che grazie al vostro contributo mi

auguro tornino a fiorire.» Si concesse un piccolo sospiro prima di concludere: «Ho bisogno di

qualcuno che controlli il pagamento dei conti. I miei creditori mi stanno dando il tormento».

«Ma...» cominciò Melissa.

«Qualcuno deve gestire i nuovi investimenti e tutta quella roba» la interruppe lui facendo un

gesto con la mano come per scacciare quegli argomenti noiosi, «altrimenti non avremo più un

tetto sopra la testa. Essendo stato molto vicino alla catastrofe, non ho la benché minima

intenzione di ritrovarmi in un pasticcio del genere. Se Leighton è nelle condizioni di

ubriacarsi, che ne sarà di noi due?» Prima che lei potesse abbozzare una risposta, il conte

riprese a parlare: «Inoltre, mia cara ragazza, devo aggiungere che non mi va che qualcun altro

prenda il mio posto. Un ubriacone in famiglia basta e avanza».

«Ma di che cosa state parlando?» gli domandò Melissa, che a quel punto aveva perso il filo

del discorso.

«Sto parlando di Leighton! L'ho trovato nel suo studio questa mattina. In uno stato pietoso e

pieno di brandy. E poiché non ho mai visto il mio ragazzo in quelle condizioni, devo

desumere che quello sia il suo modo di reagire a una situazione matrimoniale a dir poco

complicata?»

Melissa sospirò. «Se vuole ubriacarsi, lasciatelo fare» borbottò stringendosi nelle spalle con

indifferenza.

«Ma c'è quella cosa, mia cara. Abbiamo bisogno di lui. Chi terrà fuori di casa i creditori?»

«Io» dichiarò Melissa.

«Co... cosa?» balbettò il conte, preso alla sprovvista.

«Lo farò io» ripeté lei.

«Fare cosa?»

«Occuparmi dei conti» gli spiegò pazientemente, come se stesse rivolgendosi a un bambino.

«Voi?!» esclamò il conte con un viso che esprimeva tutto il suo scetticismo.

«Perché no? Posso occuparmi benissimo dei conti di casa» ribatté Melissa sulla difensiva. E

per certi versi non stava mentendo. Il disinteresse di Gloriana per gli affari era pressoché

totale e lei era preparata ad affrontare tutto. Naturalmente Gloriana non aveva fatto nulla per

insegnarle qualcosa, ma che importava?

Melissa sentì l'eccitazione crescere in lei. Fin dalla morte del padre aveva sognato di

prendersi cura degli affari, di riuscire a gestire e a far aumentare gli investimenti. Controllare

le sue proprietà poteva essere un primo passo verso quella direzione. Cercò di contenere

l'ondata di entusiasmo che minacciava di sommergerla. Era la sua occasione. «Dove tiene i

conti vostro figlio?» chiese.

«Nello studio» rispose il conte, sempre più stupito. «Buon Dio, mi state dicendo che

intendete dare un'occhiata, vero?»

«Perché no?» replicò Melissa ostentando una baldanza che era ben lungi dal provare.

«Credete forse che la cosa possa dispiacergli?»

«No, sono certo che non gli importa. Sapete quanto me che mio figlio ha un ottimo

carattere» le fece notare il conte. «Solo che non penso che una bella ragazza come voi abbia

voglia di annoiarsi in mezzo a mucchi di carte con tediosissimi numeri» spiegò scuotendo la

testa come se non riuscisse a capacitarsi di quello che stava succedendo.

«Penso che sarebbe interessante» osservò Melissa.

Alle sue parole il conte fece un balzo sulla sedia e la guardò fermamente. «So che volete

spingermi a occuparmi dei miei affari, mia cara, ma credetemi, ci sono cose ben più

interessanti per il vostro matrimonio che stare dietro a pacchi di libri contabili.»

Melissa arrossì. «Forse...» sussurrò. «Ma voglio controllare quei libri. Volete aiutarmi,

signore?» tornò a domandargli. «Voglio dire, potrei aver bisogno della vostra assistenza nel
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