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Political obligation - Universita` degli studi di firenze

Political obligation

. In realtà egli può essere considerato il capostipite di una serie di autori che con posizioni alterne, e alternative, hanno trattato del rapporto che lega cittadini e stato in base alle specifiche forme politi-

co/sociali nonchè filosofiche dell' età moderna. D' altra parte, proprio le argomentazioni filosofiche di Green risultano innovative, per il periodo in cui si formano ,sia nel panorama inglese sia in quello europeo, per l' originale sintesi tra la prospettiva idealistica

e quella liberale.

L' interesse con cui mi rivolgo al suo lavoro non è però quello della ricostruzione storico-filosofica.

Ritengo che , in base ad uno studio approfondito, si possa superare l ' interpretazione riassuntiva dell' obbligazione greeniana come di un dovere morale d' obbedienza del cittadino verso lo stato e l' idea di questo ultimo come realizzatore del bene. Piuttosto penso che, alla luce degli sviluppi filosofici successivi, Green possa essere recuperato positivamente invece che essere definitivamente accantonato.

In altre parole, se teniamo conto delle critiche della filosofia analitica degli anni '30 e '50 (1), tralasciando l' interpretazione classica degli ultimi anni dell' ottocento (2) che risolve la questione dell ' obbligo politico nella teoria etica di Green, allora possiamo recuperare quanto rimane ancora attuale del lavoro greeniano.

In ordine al piano generale del mio studio dell' obbligo politico, ed al di là della costruttiva rivalutazione del lavoro di Green, la posizione di questo autore rappresenta la tesi di chi elabori, a partire da una considerazione valutativa, una teoria normativa. Per tale ragione il suo lavoro rappresenta il mio primo esempio della possibilità di giustificazione dell' obbligo politico in base alla compenetrabilità tra il piano dei valori e quello dei fatti.

Prima di passare all ' analisi del testo, credo siano necessarie alcune informazioni di tipo biografico per caratterizzare sommariamente il contributo intellettuale di T.H.Green.

Egli trascorse gran parte della sua vita ( 1836 - 1882 ) ad Oxford, dove arrivò come studente e dove percorse poi tutta la carriera accademica. Questo dato biografico riveste anche una sua importanza teorica in quanto ritroviamo l' impronta di tale esperienza nei suoi scritti. Infatti Oxford non era semplicemente un luogo geografico : il clima intellettuale che si respirava all' interno dell' università era del tutto peculiare. Green fu uno dei protagonisti dell' elite culturale oxoniense concentrata sullo studio dei classici, ma non si limitò a questo. Dal punto di vista filosofico, affiancò allo studio dei filosofi dell' antichità quello di Rousseau, di Kant e di Hegel; inoltre approfondì la tradizione empirista inglese diventando uno dei principali studiosi di Hume. D' altra parte, non limitò i propri interessi all' ambito accademico, ma fece espatriare le idee elaborate all' interno del Balliol College attraverso la sua partecipazione alla vita politica della città.

I suoi principali lavori apparvero entrambi postumi nel 1885 in un' edizione integrale curata da R.L. Nettleship ( 3 ) ed intitolata Works . I testi in questione sono :

1) Prolegomena to Ethics

2) Lectures on the principles of political obligation

Il primo dei due lavori è a carattere prettamente

filosofico. In esso vengono elaborate le basi per una teoria etica attraverso la critica dell' empirismo e la rivendicazione del carattere spirituale dell' uomo. La mia analisi si concentrerà sulle Lectures dato che l'argomento che esse trattano è proprio l' oggetto di studio da me prescelto. Rispetto ai Prolegomena esse sono più marcatamente politiche, o meglio filosofico-politiche. La loro struttura è costituita da una raccolta di lezioni tenute nell' inverno tra il 1879 ed il 1880 e riunite in un unico contesto.

Le Lectures on the Principles of Political Obligation si aprono con una dichiarazione d'intenti dell' autore. Green afferma di considerare l'obbligo politico un rapporto di obbligazione che si manifesta

in diversi modi ; innanzittutto l' obbligo del suddito verso il sovrano, quello del cittadino verso lo stato, ed infine quello che lega reciprocamente i cittadini al

rispetto della legge (4).

Queste tre situazioni sono però ancora vuote, prive di contenuto. Green non spiega ancora in cosa consista e cosa giustifichi l' obbedienza. Tutto quello che dice sono poche, ma significative, parole che fanno intuire dove egli voglia arrivare:

My purpose is to consider the moral function

or object served by Law, or by the system of

rights and obligations wich the State enfor

ces, and in so doing to discover the true

ground or justification for obedience to Law

(5)

L'ipotesi presentata da Green è che alla base dell' obbligo politico, dell' obbedienza dovuta dal cittadino alle leggi dello stato, vi sia una motivazione morale.

Per raggiungere questo scopo Green indica un procedimento costituito da tre stadi :

1) In primo luogo pone in evidenza che il diritto stesso ha una funzione morale, nonostante che l' obbligo giuridico non vada confuso con un dovere morale;

2) In un secondo momento esamina le principali teorie sull' argomento;

3) Infine analizza i principali diritti e obblighi negli stati civilizzati studiandone la giustifica

zione (6).

Nell'esposizione della teoria di Green mi atterrò a questo suo schema di lavoro cosicchè prima mi concentrerò sul rapporto tra obbligo politico, obbligo giuridico e dovere morale, cercando di far emergere le caratteristiche della teoria dell' obbligo politico sostenuta da Green. In un secondo momento proporrò il confronto fatto da Green di due fra le principali teorie sull' argomento, quella di Austin e quella di Rousseau. A partire da questa comparazione Green cerca di mettere in luce quali siano i caratteri della sua teoria della sovranità. Infine, tra i vari diritti presi in esame dall' autore (7) ho scelto di trattare quello di resistenza che ritengo essere il più significativo per gli scopi della mia argomentazione complessiva.

I.2 Obbligo politico, obbligo giuridico e dovere morale

Definendo l' obbligo politico come il dovere morale di obbedire al diritto positivo Green pone in gioco due nozioni provenienti da campi diversi, ma attigui, come l' etica ed il diritto. Da una parte viene sostenuto il dovere morale all'obbedienza, anche se in realtà il legame così definito non risulta essere un semplice dovere morale ; dall' altra l'obbligo così costituito non è neanche solo obbedienza dovuta in osservanza al codice. Ciò che differenzia e contemporaneamente lega l' obbligo politico a questi due termini della questione è il ricorso ad una motivazione di fondo costituita da una teoria del diritto naturale.

I.2.1 Il dovere morale

Ciò che diversifica prevalentemente l' obbligo politico dal dovere morale è la caratteristica di quest' ultimo della spontaneità:

Moral duties do not admit of beingsoen-

forced. (8)

Infatti, pur avendo a che fare con azioni, le quali evidentemente possono essere manipolate attraverso i più svariati modi, per es. per mezzo di pressioni, consigli amichevoli o minacce, in ogni caso le motivazioni a partire dalle quali un soggetto decide di agire non possono essere imposte, o per lo meno i veri motivi delle azioni possono essere celati agli altri.

Inoltre il dovere morale, così come lo intende Green sulle orme dell' insegnamento kantiano, non è suscettibile d' essere imposto o in ogni caso d' essere adempiuto avendo di mira altre cose che non siano l' adempimento del dovere stesso, ovvero l' ottenimento del bene per amore del bene ( su questo punto mi soffermerò oltre). In base a ciò risulta difficoltoso sostenere che l' obbligo politico è un dovere morale, perchè una sua caratteristica è proprio la possibilità d' imporre la volontà del diritto anche con la forza ove sia necessario. Viceversa un dovere morale non può essere imposto : l' azione scaturente dal rispetto formale di un dovere del campo della moralità può essere resa obbligatoria per legge, ma non le ragioni che hanno

spinto il soggetto a scegliere di compierla :

They are duties to act it is true,and an act

can be enforced : but they are duties to act

from certain dispositions and with certain

motives, and these cannot be enforced. (9)

Quindi risulta evidente che obbligo politico e dovere morale non si identificano, ma rimangono distinti per quanto vicini, ed infatti Green non manca di farci notare il tipo di rapporto che intercorre tra loro :

There is a moral duty in regard to obliga-

tions, but there is no obligation in regard

to moral duties.( 10 )

I.2.2 L' obbligo giuridico

Rimane un punto oscuro che Green cerca di chiarire con un' analisi che lo porterà a mettere in evidenza il rapporto tra l' obbligo politico e l' altro termine della questione : l' obbligo giuridico.

Le parole di Green a proposito del dovere morale hanno fatto emergere il problema dei motivi che spingono l' uomo ad agire. Su essi il diritto, come abbiamo visto, non può far niente, se non imporre o vietare certi tipi di azioni. In realtà, se prendiamo in considerazione un caso giuridico qualsiasi vediamo che

le ragioni che hanno spinto il soggetto a comportarsi in una data maniera sono tutt' altro che ininfluenti in sede di giudizio (11). Sembra quindi insufficiente dire che il diritto debba limitarsi agli atti esteriori perchè :

...without intention there is no action.(12)

D' altra parte non è eccessivo sostenere che scopo della legge è l' incremento di produzione e limitazione di precise intenzioni?

Green trova sia più ragionevole ammettere l' importanza dei fattori motivazionali in sede di valutazione dell' azione, ma per quanto riguarda la parte attiva del diritto essa non può che limitarsi agli atti esteriori. Per essi Green intende :

... a determination of will as exhibitedin

certain motions of the bodily members wich

produce certain effects in the material

world not a determination of the will as a-

rising from certain motives and a certain

disposition. (13)

Dal momento che il punto di vista attraverso cui il diritto traguarda le azioni non è moralistico, il suo scopo viene raggiunto quando i cittadini rispettano la

legge, sia che lo facciano perchè l' approvano sia per paura di sanzioni da parte dello stato.

Ecco emergere quale sia la caratteristica peculiare dell' obbligo giuridico che lo differenzia da quello politico :

... legal obligations- obligations wich can

possibly form the subject of positive law-

can only be obligations to do or abstain

from certain acts, not duties of acting from

certain motives , or with a certain disposi-

tion. (14)

I.2.3 L' obbligo politico

Rispetto al potere semplicemente impositivo dell' obbligo giuridico, Green riconosce nell' obbligo politico una componente morale che legittima, da una parte, il potere dello stato a rendere coercitiva la sua azione e, dall' altra, il dovere dei cittadini di obbedire alla volontà dello stato espressa attraverso il diritto. Come vedremo in seguito (III par.), la contrapposizione tra cittadino e stato non è così drastica come potrebbe sembrare grazie proprio a quella teoria del diritto naturale che spiega la natura e giustifica l' esistenza dell' obbligo politico.

Parlare di diritto naturale è sempre fonte di controversie, un po' per l' ambiguità del termine e un po' per tutte le teorie che ne hanno data un' interpretazione diversa. Ciò a cui si riferisce Green parlando di Jus Naturae non è nè un modello giusnaturalistico nè una condizione immobile nel tempo, sul genere del modello cristiano (15). Niente può essere più chiaro delle sue stesse parole:

There is a system of rights and obligations

wich should be maintained by law, wether it

is so or not, and wich may properly be cal-

led ` natural ' ; not in the sense in wich

the term ` natural ' would imply that such

a system ever did exist in dependently of

force exercised by society over indivi-

duals, but ` natural ' because necessary to

the end wich it is the vocation of human so-

ciety to realise. (16)

Il diritto naturale ha dunque la funzione di richiamare continuamente la società a riconoscere il suo vero scopo, cioè il raggiungimento del fine dell' uomo. Ecco cosa contemporaneamente legittima sia l' imposizione coattiva delle leggi statali quando esse perseguono il loro compito , sia la opposizione dei cittadini qualora se ne allontanino. Il sistema delle leggi esistenti non è sufficiente a se stesso. Per motivare la sua obbligatorietà necessita di una ragione che deve essere fornita da un fine morale ( 17 ) sulla cui base si costituisce l' obbligo politico :

... how far positive law is what it should

be, and what is the ground of the duty to o-

bey it ; in other words, of political obli-

gation. (18)

I.2.4 La ` vocazione ' dell' uomo

Un' ultima questione deve essere ora sollevata : cosa intende Green per vocazione dell' uomo ? Per poter rispondere a questa domanda occorrerebbe far riferimento a quella parte della opera di Green che si occupa più approfonditamente di filosofia morale. Prolegomena to Ethics è considerato il testo principale di Green. L' accento principale di tale lavoro è dato dalla contrapposizione all' empirismo e per converso dall' affermazione del carattere spirituale dell' uomo.

Stesso tono e motivazioni possiamo ritrovare nel saggio che nell' opera omnia viene preposto alle Lectures : On the different senses of freedom as applied

to will and to the moral progress of man. Questo scritto ed i paragrafi iniziali delle Lectures potranno comunque essere sufficienti, per il nostro scopo, per analizzare la posizione di Green a livello ontologico senza dover addentrarsi in complicate dimostrazioni metafisiche.

Sulla base di una posizione mista kantiano-hegeliana ( 19 ) Green costruisce una teoria della moralità intesa come attività di liberazione dell' uomo dall' eteronomia della volontà secondo un procedimento quasi dialettico.

Pur non discutendo a proposito dell' unità dell' Ego, Green ritiene che al suo interno vi sia un contrasto ineludibile tra volontà e ragione. La prima spingerebbe l' uomo alla autosoddisfazione rendendolo vittima degli stimoli esterni, prigioniero degli oggetti desiderati. Invece il secondo termine sarebbe l' espressione di quella legge universale della umanità che spinge il soggetto alla realizzazione del sè.

...` the law of his being ' ... prevents him

from finding satisfaction in the objects in

wich he ordinarily seeks it, or anywhere but

in the realisation in himself of an idea of

perfection. (20)

Nel tentativo di conciliare questi due aspetti della

propria personalità, il soggetto si addentra nel campo dell' etica. Questa dalla mera possibilità di autorealizzazione lo avvicina sempre più alla sua attuazione, sebbene senza mai raggiungerla a causa della stessa costituzione umana.

But in men the self- realisation principle,

wich is the manifestation of God in the wo-

rld of becoming, in the form wich it takes

as will at best only 2014-07-19 18:44
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