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CANONIZZAZIONI E BEATIFICAZIONI 1999 - Conservare la viva memoria dei perseguitati e dei martiri


CANONIZZAZIONI E BEATIFICAZIONI 1999



Beatificazione 7 marzo 1999



VINCENZO SOLER MUNARRIZ (Malòn 14 apr. 1864 – Motril 14 ag. 1936), Sacerdote professo, EMMANUELE MARTIN SIERRA (Churriano de la Vega 2 ott. 1892 – Motril 26 lug. 1936), Sacerdote Diocesano, e 6 Compagni (+ 1936). Martiri della guerra civile spagnola.



Tra gli oltre 6 mila ecclesiacisti falciati dalle fazioni marxiste durante la guerra civile spagnola (1936-39), dei quali oltre 2 mila religiosi e oltre 4 mila del clero secolare, il gruppo dei sette agostiani recolletti e un sacerdote del clero secolare vennero martirizzati a Motril (Granada). All’alba del 25 luglio del ’36, un gruppo di rivoluzionari provenienti da Malaga approdava nel porto di Motril e impadronitisi della città dava alla fiamme le chiese e i conventi, catturava e uccideva tutti coloro che fossero di segno contrario ed eccitava le masse a commettere altri atti di vandalismo. Venne attaccato anche il convento degli agostiani e dato fuoco alla chiesa.

Beatificazione 7 giugno 1999 a Torun (Polonia)



BEATO STEFANO FRELICHOWSKI, Sacerdote diocesano (Chelmza (Polonia) 22 gen. 1913 – Dachau 23 feb). Martire.



Si può dire che il suo ministero sacerdotale fu svolto soprattutto nei campi di concentramento tedeschi, infatti solo poco più di tre anni, del suo novello sacerdozio, fu svolto fra i fedeli polacchi, gli altri sei anni trascorsero tutti come prigioniero, fino alla morte avvenuta a 32 anni.

Wincenty Stefan Frelichowski nacque il 22 gennaio 1913 a Chelmza piccolo centro del Nord della Polonia, dopo la scuola dell’obbligo, frequentò il ginnasio statale di indirizzo umanistico, ottenendo il diploma di maturità nel 1931.

Da ragazzo e da giovane partecipava alle attività degli Scout e del Sodalizio Mariano inoltre serviva la Messa come chierichetto. A 18 anni entrò nel seminario maggiore della diocesi di Chelmno, con sede a Pelplin, per prepararsi con impegno intellettuale e spirituale alla missione sacerdotale.

Venne ordinato sacerdote il 4 marzo 1937, divenendo quasi subito segretario del vescovo; il 1 luglio 1938 fu inviato come Vicario nella parrocchia dell’Ascensione a Torun, dove si dedicò con zelo all’attività pastorale, conducendo una vita consacrata con semplicità; celebrava la santa Messa con un fervore che meravigliava.

E nel pieno del suo apostolato in parrocchia, lo colse lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale con l’invasione della Polonia del 1 settembre 1939, da parte delle truppe naziste. Una decina di giorni dopo, l’11 settembre, venne arrestato insieme ad altri sacerdoti e chiuso nel carcere della città. Rilasciato per pochi giorni, venne nuovamente imprigionato il 18 ottobre 1939 e da allora perse definitivamente e senza un perché la sua libertà. Fu rinchiuso in un primo tempo in un vecchio bastione vicino Torun, chiamato Fort VII, dove si adoperò per sollevare il morale dei suoi compagni di prigionia, sostenendo la loro fede. Dopo una breve permanenza nel campo di Nowy Port, venne trasferito, il 10 gennaio 1940 in quello di Stutthof sempre nei dintorni di Danzica.

Anche qui riuscì clandestinamente a procurarsi qualche ostia e un po’ di vino e sfidando rappresaglie, in condizioni umili, riuscì a celebrare la Messa. Riuscì ad organizzare nel campo momenti di comune preghiera, sia al mattino che alla sera in onore della Madonna degli Afflitti.

Il 9 aprile del 1940 ebbe ancora un trasferimento con altri compagni prigionieri, al campo di Oranienburg - Sachsenhausen, vicino Berlino. Vennero sistemati inizialmente in quarantena nel Blocco 20, dove comandava il criminale di guerra Hugon Krey noto per le sue crudeltà.

Wincenty Frelichowski con l’ardore del suo giovane sacerdozio continuò in maniera discreta il servizio apostolico verso i malati, gli anziani e i giovani trovando per tutti parole di consolazione e speranza; cercava di sostituirsi ai più deboli, sopportando con dignità le umiliazioni e persecuzioni che il sanguinario capoblocco gli imponeva.

Il 13 dicembre 1940, con altri sacerdoti fu di nuovo trasferito, questa volta a Dachau, dove continuò per quel poco che poteva, ad esercitare il suo sacerdozio. Rifiutò di rinnegare la nazionalità polacca e di firmare la cosiddetta “Deutsche Volksliste” che avrebbe comportato migliori condizioni di vita. Il rifiuto provocò una crudele rappresaglia: venne ricoverato nell’ospedale del campo e anche qui svolse l’assistenza spirituale verso gli altri ammalati e i molti moribondi.

Vi fu nel 1943-44 un periodo di miglioria nel campo: i prigionieri potevano ricevere pacchi viveri dai familiari e il giovane sacerdote tramite la sua famiglia, poté ricevere ostie e vino con cui celebrava la Messa in vari Blocchi, inoltre organizzò una ripartizione dei viveri con quelli che non ricevevano nulla.

Nel 1944, per le condizioni disastrose del campo di Dachau, scoppiò un’epidemia di tifo petecchiale. I Blocchi furono separati con filo spinato e gli ammalati lasciati in condizioni disumane. Padre Wincenty riuscì a comunicare con loro per portare qualche pezzo di pane e il conforto della fede ai moribondi, nonostante i richiami dei compagni a proteggersi, a non rischiare il contagio, che comunque contrasse per la sua generosità.

Al tifo petecchiale si aggiunse una polmonite che lo stroncarono a soli 32 anni il 23 febbraio 1945, poche settimane prima della liberazione, fra il compianto di tutti i prigionieri. Il suo corpo non si sa se fu bruciato nel forno crematorio o sepolto in una fossa comune.

Beatificazione 13 giugno 1999 a Varsavia (Polonia)



ANTONIO GIULIANO NOWOWIEJSKI (Libiene, Oparow - Polonia, 11 feb. 1858 – Dzialdowo, 28 mag. 1941), Arcivescovo di Plock, Polonia; ENRICO KACZOROWSKI e ANICETO KOPLINSKI, Sacerdoti; MARIA ANNA BIERNACKA, laica e 104 Compagni (+ 1939 - 1945), Martiri del nazismo.



L’odio razziale operato dal nazismo, provocò più di cinque milioni di vittime tra la popolazione civile polacca, fra cui molti religiosi, sacerdoti, vescovi e laici impegnati cattolici. Il numeroso gruppo di martiri è composto da vescovi, clero diocesano, famiglie religiose maschili e femminili e laici. Subirono torture, maltrattamenti, imprigionati, quasi tutti finirono i loro giorni nei campi di concentramento, tristemente famosi di Dachau, Auschwitz, Sutthof, Ravensbrück, Sachsenhausen; subirono a seconda dei casi, la camera a gas, la decapitazione, la fucilazione, l’impiccagione o massacrati di botte dalle guardie dei campi. La loro celebrazione religiosa è singola, secondo il giorno della morte di ognuno.

Fra loro ci fu il vescovo Antonio Giuliano Nowowiejski, nato a Libienie presso Oparow nella Polonia Meridionale, l’11 febbraio 1858; a sedici anni entrò nel Seminario diocesano di Plock; fu ordinato sacerdote a Plock il 10 luglio 1881 e l’anno seguente conseguì la laurea in teologia all’Accademia di Pietroburgo, proseguì nella sua meritata carriera divenendo in seguito Rettore del Seminario Diocesano e dal 1902 Vicario Generale della diocesi; il 12 giugno 1908 venne nominato vescovo di Plock che governò a lungo; nel 1930 papa Pio XI gli conferì il titolo di arcivescovo. Il suo fu un episcopato esemplare, vescovo di profonda spiritualità e grande spirito di preghiera, fu in pari tempo un grande promotore di ricerche teologiche.

Durante l’occupazione nazista, venne arrestato il 28 febbraio 1940 insieme a un gruppo di sacerdoti, fu internato prima a Slupno e poi rinchiuso nel campo di concentramento di Dzialdowo.

Rifiutò l’aiuto offertagli per salvarsi, dicendo: “Come può un pastore abbandonare le proprie pecore”? E di nascosto benché sofferente, impartiva la benedizione ai torturati e moribondi; nonostante l’età avanzata, fu maltrattato con particolare accanimento; indebolito per il crudele regime del campo, completamente consumato dalle torture e dalla fame, morì il 28 maggio 1941 ad 83 anni e dopo tre mesi d’internamento a Dzialdowo. Il suo corpo, denudato, fu portato via su un carro e sepolto in un luogo sconosciuto.

Canonizzazione 21 novembre 1999



CIRILLO BERTRAN (al secolo: Giuseppe Sanz Tejedor) (Lerma 20 mar. 1888 - Turón 9 ott. 1934) e 8 Compagni, Fratelli delle Scuole Cristiane; INNOCENZO DELL’IMMACOLATA (al secolo: Emmanuele Canoura Arnau), (S. Cecilia del Valle de Oro 10 mar. 1887 - Turón 9 ott. 1934), Padre Passionista. Martiri della guerra civile spagnola (+ 1934-1937).



La Chiesa ha elevato all’onore degli altari nove Fratelli delle Scuole Cristiane (de La Salle) e un Padre Passionista. Otto Fratelli insegnavano in una scuola di Turón, un paese situato al centro di una valle mineraria della regione delle Asturie, al nord-est della Spagna: furono martirizzati nel 1934. Il nono Fratello era della Catalogna e fu ucciso vicino a Tarragona nel 1937. Il Padre Passionista prestava assistenza sacramentale presso la scuola di Turón. È la glorificazione di dieci persone che sono rimaste fedeli alla loro consacrazione fino al punto di dare la loro vita in difesa della fede e della loro missione evangelizzatrice. Il riconoscimento ufficiale della loro santità esalta nello stesso tempo la missione delicata e difficile degli educatori cristiani dei giovani.

La maggior parte di questi religiosi erano nel fiore della loro gioventù: quattro di essi avevano meno di 26 anni mentre il più vecchio raggiungeva appena i 46 anni. I loro nomi:

Fratel CIRILO BERTRAN (José SANZ TEJEDOR), direttore della comunità. Nacque a Lerma, nella provincia di Burgos, il 20 marzo 1888. I genitori erano umili lavoratori: da essi apprese l’austerità, lo spirito di sacrificio e l’attaccamento alla religione. Entrò nel Noviziato dei Fratelli delle Scuole Cristiane a Bujedo il 12 luglio 1905. Nella sua vita apostolica si mostrò molto impegnato e zelante. Le doti di saggezza e di prudenza non comuni dimostrate da Fratel Cirilo, unite alla sua intensa vita spirituale e al grande zelo apostolico, spinsero i suoi superiori ad affidargli mansioni sempre più impegnative. Infatti fu nominato Direttore della scuola di Riotuerto, nei pressi di Santander e poi di quella di San José, detta del Circolo Cattolico nello stesso capoluogo. Nel 1933 gli fu affidata la direzione della scuola di Nostra Signora di Covadonga a Turón. Non era un posto tranquillo perché al centro della regione mineraria dove erano i più fanatici propugnatori della rivoluzione proletaria. La presenza del nuovo direttore servì a rasserenare non poco i Fratelli della Comunità, piuttosto inquieti per quello che poteva accadere. Nell’estate del 1934 con gli altri Direttori delle scuole della Provincia religiosa del nord della Spagna, seguì un mese di ritiro a Valladolid: fu la preparazione immediata al suo incontro col Signore nel martirio, che avvenne dopo qualche mese.

Fratel MARCANO Jost (FILOMENO LÓPEZ LÓPEZ). Nacque a El Pedregal (Guadalajara) il 15 novembre 1900, in una famiglia di lavoratori. Fin da bambino apprese a sopportare i disagi del lavoro e ad affrontare con coraggio le difficoltà della vita. Dietro suggerimento di uno zio entrò appena dodicenne nell’aspirantato dei Fratelli delle Scuole Cristiane a Bujedo, ma una infermità all’orecchio lo costrinse a ritornare in famiglia. Dietro sua insistenza fu ripreso nella Congregazione, a condizione di dedicarsi a lavori manuali. Accettò. Emise i primi voti il 9 luglio 1919.

Fece la professione perpetua il 9 luglio 1925. Era a Mieres nel 1934 quando si offrì di sostituire un Confratello che chiedeva di essere trasferito da Turón impaurito dalle tensioni che non promettevano nulla di buono. Era da poco arrivato nella nuova comunità quando il Signore gli fece unire il suo al destino di tutti i membri della Comunità nel martirio.

Fratel VICTORIANO PIO (CLAUDIO BERNABÉ CAVO). Nacque a San Millàn de Lara (Burgos) il 7 luglio 1905. Lo stesso giorno fu battezzato. Trascorse gli anni della sua formazione lasalliana in Bujedo. Emise i primi voti nel 1923. Aveva la passione per la musica, ed oltre all’insegnamento ordinario, organizzava il coro delle scuole dove veniva di volta in volta trasferito. Emise i voti perpetui il 22 agosto 1930. Le leggi inique del 1933 costringevano i Fratelli, per prudenza, a cambiar spesso di luogo. Come il Confratello Marciano, nel 1934 gli venne richiesto di recarsi a Turón per completare la comunità. Era in questa scuola soltanto da un mese quando il Signore gli chiese il sacrificio della vita.

Fratel JULIAN ALFREDO (VILFRIDO FERNANDEZ ZAPICO). Nacque a Cifuentes de Rueda (León) il 24 dicembre 1903. I buoni esempi dei genitori e l’influenza di uno zio sacerdote col quale dovette vivere un certo tempo dopo la morte prematura della madre, lo fecero crescere in un’atmosfera di pietà e lo inclinarono a seguire molto giovane la vita religiosa. A 17 anni entrò nel noviziato dei Padri Cappuccini di Salamanca, ma dopo poco tempo, un’inattesa malattia lo costrinse a ritornare a casa. Una volta guarito, attese invano la riammissione tra i Cappuccini. Conobbe allora i Fratelli delle Scuole Cristiane che lo accettarono a 22 anni nel loro noviziato di Bujedo. Fece la prima professione religiosa il 15 agosto 1927. Il 28 agosto 1932 emise i voti perpetui. Era al suo secondo anno di apostolato a Turón quando il Signore pose sul capo di questo religioso generoso e fedele la corona del martirio.

Fratel BENJAMÍN JULIAN (VICENTE ALONSO ANDRÉS). Nacque a Jaramillo de la Fuente (Burgos) il 27 ottobre 1908. A soli 12 anni entrò nell’aspirantato dei Fratelli delle Scuole Cristiane di Bujedo. Emise i primi voti il 15 maggio 1926. Nell’insegnamento incontrò molte difficoltà, compensate tuttavia da una volontà ferrea di voler a tutti i costi riuscire. I suoi sforzi furono coronati da successo, tanto che quando i superiori vollero trasferirlo dalla scuola di Santiago de Compostella a Turón, le famiglie cercarono di impedirlo. Ma era volontà del Signore che egli fosse nella scuola di Turón nel 1934, proprio in tempo per richiedergli il dono della vita nel martirio. Aveva da poco (il 30 agosto 1933) emesso i voti perpetui.

FRATEL HÉCTOR VALDIVIELSO (BENITO DE JESÚS). Nacque a Buenos Aires

(Argentina) il 31 ottobre 1910, figlio di poveri emigrati. Fu battezzato nella centralissima chiesa di S. Nicola di Bari, che sorgeva nella zona dove ora troneggia il famoso obelisco dell’Avenida 9 de Julio. Quando le difficoltà finanziarie costrinsero i genitori a far ritorno in Spagna, entrò tra i Fratelli delle Scuole Cristiane frequentando il Noviziato missionario che la Congregazione aveva a Lembecq-lez-Hal in Belgio, perché era desideroso di andare un giorno a svolgere la sua opera apostolica nella terra che gli aveva dato i natali. In attesa di poter realizzare il suo sogno i superiori lo destinarono alla scuola di Astorga (León). Nel 1933 1o trasferirono a Turón. La sua consacrazione ai giovani rese lui, giovane, un candidato di elezione per il martirio che non tardò a giungere. E’ il primo santo argentino.

Fratel ANICETO ADOLFO (MANUEL SECO GUTIÉRREZ). Con i suoi 22 anni appena compiuti era il più giovane della comunità. Era nato a Celada Marlantes (Santander) il 4 ottobre 1912. Orfano di madre fin dalla tenera età, fu educato molto cristianamente dal padre, insieme ai suoi fratelli, tanto che ben tre di loro divennero religiosi tra i Fratelli delle Scuole Cristiane.

Entrò da ragazzo nell’aspirantato di Bujedo. Qualche mese dopo il suo ingresso veniva raggiunto dalla triste notizia della morte del padre. Il 2 febbraio 1930 emise i primi voti e quelli triennali nel 1931. Due anni dopo, conseguito il diploma di insegnante, fu destinato all’Istituto Nuestra Senora de Lourdes a Valladolid. Vi rimase solo un anno, perché nell’estate seguente fu destinato alla scuola di Turón. Il sereno ed amichevole sorriso che sempre mostrava nel volto, impressionò vivamente gli stessi assassini quando lo fissarono per il colpo fatale.

Padre INOCENCIO DE LA INMACULADA (MANUEL CANOURA ARNAU). E il Padre Passionista che stava svolgendo occasionalmente il suo servizio sacramentale quando si verificò il tragico assalto alla scuola dei Fratelli. Era nato a S. Cecilia del Valle de Oro, presso la costa cantabrica della provincia galiziana di Lugo il 10 marzo 1887. Entrò nel seminario dei Padri Passionisti di Peíiafiel, vicino Valladolid a 14 anni. Seguì il noviziato in Deusto (Guiscaglia), proseguendo poi gli studi di filosofia e teologia. Il 2 ottobre 1910 ricevette il suddiaconato a Mieres, cittadina poco distante da Turón. Nel giugno del 1912 gli venne conferito il diaconato nella stessa località. Il 20 settembre 1920 ricevette l’ordinazione sacerdotale, sempre a Mieres. Svolse il suo ministero apostolico soprattutto come predicatore e insegnante in varie città. Nel 1934 era a Mieres. Il Signore lo attendeva per conferirgli la palma del martirio a Turón, dove aveva da poco iniziato il suo servizio come confessore degli alunni. Il 4 ottobre egli si era recato presso la scuola per le confessioni in preparazione del primo venerdì del mese. Nelle prime ore della mattina del giorno 5 avvenne l’irruzione dei miliziani ed anche Padre Inocencio subì la stessa sorte della comunità dei Fratelli delle Scuole Cristiane.

Fratel AUGUSTO ANDREA (ROMÀN MARTÍNEZ FERNANDEZ). Nacque il 6 maggio 1910 a Santander. Da suo padre, militare di professione, ereditò il senso della

precisione e dell’obbedienza e da sua madre, donna pia e sensibile, la gentilezza del tratto che tanto ammirarono i suoi insegnanti, i suoi compagni e, poi, anche i suoi alunni. Quando manifestò il desiderio di farsi religioso, la madre si oppose. Ci volle una grave malattia del ragazzo per piegare la resistenza della madre, che fece voto di non opporsi al desiderio del figlio, se lo avesse visto guarito. Il ragazzo guarì e così poté realizzare il suo desiderio. Entrò nel Noviziato dei Fratelli delle Scuole Cristiane a Bujedo. Emise i primi voti il 15 agosto 1927, li rinnovò triennali nel 1929, ma non ebbe il tempo di emettere quelli perpetui, perché il martirio lo raggiunse un anno prima. Era a Turón da appena un anno quando avvennero i tragici fatti che portarono anche questo giovane ventiquattrenne al dono generoso della vita.

Il martirio di questi nove religiosi non arrivò in modo inatteso. La situazione politica della Spagna in quel periodo era difficile: la massoneria e il comunismo volevano giungere a tutti i costi al potere e demolire le tradizioni religiose della nazione. Per questo avevano programmato varie iniziative contro la Chiesa, soprattutto nei confronti dei sacerdoti e dei religiosi. Fu attizzata una campagna di odio e di violenza

che in molti casi portò a feroci massacri, anche al di là delle intenzioni dei gruppi dirigenti. Le Asturie erano una regione mineraria con molti immigrati, che conducevano una vita dura ed erano sradicati dai loro ambienti e dalle loro tradizioni. L’astiosa campagna contro la borghesia e contro la Chiesa trovò in loro un terreno particolarmente adatto. Fu così che all’alba del 5 ottobre 1934 un gruppo di ribelli fece irruzione nella scuola dei Fratelli. I religiosi e con essi il Padre Passionista furono concentrati nella “Casa del popolo”, in attesa delle decisioni del Comitato rivoluzionario. Sotto la spinta degli estremisti più intransigenti, il Comitato decise la condanna a morte dei religiosi, che avevano una notevole influenza in paese perché la gran parte della popolazione mandava i propri figli alla loro scuola.

Per l’esecuzione fu fatto venire un plotone da lontano, perché nessuno nel paese era disposto a questo crimine. Nelle prime ore del 9 ottobre il piccolo gruppo fu fatto salire al cimitero, dove era già pronta una lunga fossa davanti alla quale essi furono schierati. Due scariche di fucile posero fine alle loro vite terrene, ma aprirono loro le porte della gloria celeste. La serenità con la quale essi accettarono la morte impressionò gli stessi carnefici, come più tardi dichiarò qualcuno di loro.

La Chiesa ha onorato il loro sacrificio dichiarandoli Beati il 29 aprile 1990. Una guarigione, riconosciuta prodigiosa dagli ufficiali della Congregazione delle Cause dei Santi, avvenuta per loro intercessione, ha spalancato loro le porte della santità.

Dopo un processo-farsa svoltosi nei primi giorni di gennaio del 1937, fu condannato a morte. L’esecuzione avvenne il 16 gennaio. La fucilazione fu drammatica. Dopo la prima scarica di colpi, nessun proiettile lo aveva colpito. Rabbioso, il capo ordinò di nuovo: “Fuoco”! Fratel Jaime rimase ancora in piedi. I miliziani, spaventati, fuggirono, mentre il capo, bestemmiando, scaricò la sua pistola alla tempia del martire, che entrò così nel regno del suo Signore. Le sue ultime parole furono: “Amici, morire per Cristo è regnare”.

Fratel JAIME HILARIO fu beatificato lo stesso giorno dei suoi Confratelli di Turón, il 29 aprile 1990. Ora la Chiesa onora la sua fede e il suo sacrificio dichiarandolo santo e proponendolo ad esempio per tutto il popolo cristiano. Nacque a Enviny (Lerida) il 2 gennaio 1898. Nel gennaio del 1908 fu studente nel convitto dei Padri Vincenziani di Rialb. Già nel corso della fanciullezza il Signore gli fece sentire la chiamata ad una vita di consacrazione. Entrò così nel seminario di Seo de Urgel. Una sordità progressiva, però, fece da barriera alla sua vocazione ecclesiastica. Ritornò tra i suoi. Ma la chiamata del Signore non si affievolì. Incontrò un Fratello delle Scuole Cristiane che gli parlò del suo Istituto. “Questo mi piace”, esclamò, e chiese di esservi ammesso. Entrò al noviziato di Irún. Nel 1918 iniziò le sue esperienze apostoliche e, a dispetto delle difficoltà uditive, si affermò come valido insegnante. Fu successivamente a Mollerusa, poi a Manresa e a Oliana. Contro l’incrudelirsi della malattia, tuttavia, non ci fu niente da fare e, dopo qualche anno passato al noviziato come aiutante del maestro dei novizi, dovette abbandonare l’insegnamento e dedicarsi ai lavori manuali. Tragici avvenimenti intanto si preparavano per il suo Paese. Fratel Jaime fu arrestato a Mollerusa nel mese di dicembre del 1936 e rinchiuso nella nave-carcere Mahon.
2014-07-19 18:44
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